Diamoci una mano, prendendoci per mano. Campus di volontariato di Natale: 14 volontari da tutta Italia per vivere e condividere emozioni, abbracci, sorrisi, lacrime e collaborazione con i bambini di NPH Haiti.

Nel mese di dicembre, 14 volontari provenienti da tutta Italia hanno trascorso le loro vacanze in Haiti prendendo parte al campus di lavoro volontario nei progetti della Fondazione Francesca Rava.

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Questi i primi racconti:
Haiti è il paese delle contraddizioni dove la vita e la morte coesistono, dove la speranza non muore mai e dove i progetti si concretizzano sotto i nostri occhi. Ho vissuto Haiti ormai tre volte e ogni volta mi sorprende!
Ho vissuto la mia seconda esperienza ad Haiti nel campus di agosto, quando ho incontrato i bambini assistiti con il progetto Kay St.Simon: undici bimbi disabili abbandonati da tutti e accolti solo da padre Rick. Quell’incontro mi aveva sconvolto perchè mi ero resa conto di come quei bimbi, fino a quel momento, non avevano mai incontrato amore. Mi sono entrati nel cuore e non riuscivo a staccarmi da loro.
Quando sono rientrata in Italia ho capito che dovevo e potevo far qualcosa per cambiare la loro condizione di abbandono.
Qualsiasi piccola donazione arrivata in Fondazione a loro nome è bastata per smuovere la loro triste esistenza e nel giro di soli due mesi grazie alla generosità di molti, oggi quei bimbi hanno trovato una vita più dignitosa presso l’Ospedale pediatrico St.Damien.
Sono ritornata ad Haiti il più presto possibile ed il campus di dicembre mi ha dato la gioia di star con loro ogni giorno e vedere enormi progressi e condizioni di vita più dignitose.
Grazie agli aiuti ricevuti la Fondazione Francesca Rava sta ristrutturando alcune stanze della Baby House St.Anne e ho potuto vedere come i lavori proseguono velocemente, per accoglierli al più presto.
Negli ultimi giorni del campus, ho anche avuto la possibilità di accompagnare quotidianamente i bimbi, a turni di tre o quattro, presso il centro di riabilitazione Kay St. Germaine, dove personale specializzato si prende cura di loro già sin da ora. Cure che si intensificheranno non appena tutti gli undici bimbi troveranno sistemazione nella Baby House NPH.
Gena, direttrice dei programmi NPH di riabilitazione mi ha assicurato che si prenderà cura di loro.
Continuiamo ad aiutare Haiti: il nostro aiuto è più che mai prezioso per sostenerei i vari progetti e cure specifiche
.”
Silvia

DSC_0472 (600 x 399)DSC_8531 (600 x 399)Nell’inferno di Haiti ho trovato il Paradiso! La puzza nelle strade è svanita al profumo dei bimbi.
Il profumo dei bambini. Ognuno di loro ha un profumo. Diverso uno dall’altro
.

L’abbraccio è stato il gesto che ho usato di più ! Il loro sudore è un profumo che non dimenticherò mai. Il profumo dei loro sorrisi e dei loro sguardi. Il profumo della polvere posata sulla loro pelle. Con l’abbraccio ho conosciuto più a fondo il loro cuore. Il loro cuore è una dolce musica. Il ritmo scandito delle loro danze. Il sangue caldo che scorre e attraversa il loro petto confondendosi col mio. Vorrei regalare la possibilità di fargli scoprire che la loro condizione può cambiare. Jonathan, il gabbiano, mi ha insegnato a volare alto! I bambini di Haiti già lo sanno e si buttano in mare senza saper nuotare! Sono bellissimi! Sono la poesia mai scritta! Tutto ciò che di bello si possa immaginare. Il futuro di Haiti è nelle mani di questi bimbi. Le sapranno usare. Sono sicuro. Con la stessa forza con la quale ti abbracciano stretto senza mollarti un istante. Io ho insegnato poco loro. Loro hanno insegnato tutto a me! Ne ero sicuro fin dalla mia partenza. Riuscire a parlare e cantare con una bimba sordomuta la cosa più bella che potesse capitarmi. Grazie! Essere spinto su una carrozzina da un bimbo disabile il gioco più bello che mi sia mai riuscito. Ridevamo, e poi ci abbracciavamo. Mi mancherai bimbo.
Poi la mia lacrima asciugata dai dito di un bimbo del reparto oncologico del St. Damien. Piangerò ancora e mi mancherà immensamente quella manina.
Porterei tutti questi bambini in tutti i mari del mondo e correrei con loro in tutte le spiagge. Farei visitare loro tutte le montagne piene di neve e percorrerei sentieri di fiori giocando con aquiloni colorati. Mangerei con loro piatti di spaghetti e dolci di cioccolato. Poi li porterei ad ascoltare la musica, a vedere film e insegnerei loro a sognare e a volare sempre più in alto e ad usare il vento e le onde. Proprio come Jonathan !
Si può fare. Basta cominciare e fare la propria parte. Loro la fanno già! Ci hanno intenerito il cuore e ci hanno fatto innamorare affinché possiamo aiutarli. Il dono più grande è il loro sorriso e la loro mano tesa.
La forza del mio cuore grande non vi abbandonerà mai, bambini miei. Voi non abbandonate la preghiera e la vostra speranza. Vi amo e ve lo prometto…balleremo ancora !!!!

Fabio

DSC_0539 (600 x 399)Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per digerire e metabolizzare l’esperienza di Haiti, prima di poter essere in grado di esprimere quel groviglio di emozioni e sensazioni che mi sono portata dietro partendo da quell’isola speciale.
Durante la permanenza ad Haiti ho vissuto ogni giorno in modo quasi compulsivo, ritmi incalzanti emozionalmente, di giornate straordinarie lontane da qualsiasi realtà avessi potuto immaginare… Si, perché Haiti è questo, un paese, una popolazione unica e straordinaria. Potrei aggiungere anche giornate vissute come fossi sorda e cieca verso tutto ciò che sentivo, vedevo o facevo… Osservavo e vivevo di abbracci, sorrisi e gioia.. Di una fisicità travolgente da parte di tutti questi meravigliosi bambini senza però riuscire ad identificare ciò che stavo provando, in un paese piegato da una storia caratterizzata da anni di sofferenza e buio.
Ora a distanza di qualche giorno… con le lacrime agli occhi, posso dire che quello che mi porterò per sempre nel cuore è la gioia di vivere, la forza di partecipare alla fragilità della vita, affrontando la sofferenza, la morte, il dolore con una resistenza che hai nostri occhi, di popolazioni industrializzate ma molto fragili, sembra quasi sovrumana, ma in realtà è semplicemente l’essenza della vita
.

I bambini mi hanno insegnato che il bello della vita è la gioia di poter alzarsi e vivere ogni giorno intensamente, che ogni giorno deve essere degno di essere vissuto e non subito, nonostante il dolore, la vecchiaia e la morte. Ad Haiti se si riesce ad invecchiare si rimane sempre un po’ bambini! Gli occhi degli adulti sono innocenti, curiosi e gioiosi come quelli dei bambini o forse quelli dei bambini sono già adulti perché obbligati a crescere velocemente, ma comunque sempre pieni di gioia di vita!
Grazie a tutti, grazie ai bambini per l’esperienza vissuta ed un pensiero speciale a Padre Rich che attraverso le sue poche parole, i suoi gesti e sopratutto attraverso i suoi occhi, il suo sguardo è riuscito a trasmettermi molto di quello ho scritto
.”
Chiara

DSC_0439 (600 x 399)Sono tornata da poche ore da Haiti. In testa ho una gran confusione: voci, colori, rumori, odori, musiche, …ma appena chiudo gli occhi rivedo, uno ad uno, i volti (bellissimi!) dei bambini che ho incontrato, abbracciato, accarezzato o anche solo incrociato per un attimo.
E ripenso ai loro sorrisi, ai loro stranissimi nomi, alla loro voglia di correre e ridere, al loro bisogno di affetto e contatto fisico.
E ripenso all’instancabile Padre Rick, che lotta ogni giorno per dare dignità alla vita, e anche alla morte, alla serenità della messa del mattino, ricca di canti ed incenso, ai grandi occhi stanchi dei piccoli costretti in ospedale che si illuminano davanti ad un palloncino o una matita colorata…
E sono contenta di aver percorso con loro un pezzetto di strada!
Grazie a Chiara, per avermi aiutata a conoscere questo paese così difficile.
Grazie alla Fondazione Francesca Rava per avermi regalato questa grande opportunità
.”
Silvia.

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Quando ero un ragazzo si usava dire che ogni americano poteva ricordare esattamente dove era il giorno in cui era stato ucciso il presidente Kennedy. Era un modo di dire per indicare che in quel giorno tutto era cambiato.
Nella mia testa pensavo che per ogni haitiano dovesse valere la stessa regola riferita al giorno in cui è successa la ‘cosa’, il giorno in cui la terra ha tremato e nulla è stato più lo stesso. Invece in questi giorni (sono passati esattamente cinque anni) nessuna delle persone che ho incontrato sembrava poter ricordare quel momento.
E’ ancora troppo presto. Forse i segni di quello che è successo sono ancora così forti, così evidenti, sotto gli occhi ogni giorno, che non è ancora possibile parlarne come di qualcosa che appartiene passato, di cui si conserva la memoria ma che si è superato.
Il terremoto è ancora ad Haiti. Certo le macerie sono quasi sparite, sono sorti edifici nuovi, ponti e strade sono stati ricostruiti (almeno alcuni) ma il terremoto è ancora nella vita di ogni giorno.
E’ negli occhi di quelli che vivono ancora sotto una tenda -tantissimi- di chi da 5 anni non ha più nulla e per poter mangiare deve attendere un gesto di carità, nella carne degli amputati che non riavranno ciò che hanno perduto e che sono stati lasciati a sé stessi, nelle mamme che devono partorire senza alcuna assistenza, nei bambini che non hanno la fortuna di poter essere curati, o anche solo nutriti…P. Rick ci insegna che il terremoto ha portato anche frutti molto importanti: l’ospedale, le case, le scuole… tutti i programmi sono cresciuti ed oggi raggiungono più persone, e più lontane -anche nelle province- ma c’è ancora tantissimo da fare.
E invece ogni giorno ci accorgiamo che mancano i mezzi materiali per farlo. Mi ha molto colpito ascoltare la storia di una futura mamma che è arrivata all’ultimo momento S. Damien, sovraffollato- ma anche unica speranza per una gravidanza ad alto rischio come era la sua: lei ce la ha fatta, ma il suo bambino no, troppo tardi e troppi pazienti da assistere. Purtroppo questa è la triste realtà: mancano drammaticamente le risorse per fare quello che serve e sostenere chi lavora davvero, in prima fila ogni giorno.
Il futuro per Haiti non è roseo e si annunciano giorni difficilissimi, anche per la nuova instabilità politica e la grande instabilità sociale, ma non dobbiamo esitare perché, come ci viene testimoniato ogni volta che veniamo qui:

Michelangelo

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