Da Haiti il tradizionale messaggio di auguri di Padre Rick

Cari Amici,
questa è la Quarta delle “Sette notti d’oro” ed io mi appresto a scrivere queste righe.
È una tradizione cattolica millenaria rivolgere a Dio una preghiera per l’Umanità durante Sette Notti consecutive dal 17 Dicembre a Natale.

Ognuna delle Sette Preghiere è offerta all’imbrunire: preghiere brevi ed efficaci, ognuna mutuata dalle Sacre Scritture: nel loro insieme, collegano le età della Storia, unite da un solo filo d’oro! Di qui: le“ Notti d’oro”.

Ognuna di queste preghiere fa parte del Cantico iniziale del “Magnificat”, che è rivolto a Maria e richiama echi lontani nella Bibbia: per ognuna si concede il permesso di Dio di usarle in qualunque modo possa essere dì aiuto alla salvezza del Mondo.
L’idea di salvezza non è certo la stessa per tutte le Religioni del mondo ma per la tradizione cristiana salvezza significa rendere questo mondo un luogo migliore!
Benché siamo ormai pronti per il Natale, il pensiero che occupa maggiormente la mia mente è l’Anniversario che celebreremo fra tre settimane: il Quinto Anniversario del terremoto che ha devastato Haiti.

Nella mia mente questo avvenimento sarà sempre legato alla morte di mia Madre. Quell’anno avevo lasciato Haiti per il Connecticut subito dopo Natale, per unirmi alla mia famiglia nell’offrire a mia Madre le migliori cure possibili, mentre Ella si spegneva a causa di un tumore, ed anche per poter passare un po’di tempo con Lei, prima che se ne andasse per sempre, tanto più che l’esercizio del mio Sacerdozio mi aveva tenuto lontano da casa per 35 anni!

Nel corso di quei giorni preziosi, il 12 Gennaio, con incredulità e orrore, apprendemmo dalla Televisione la notizia del terremoto. Sconvolto dalla tragedia, mi dibattevo nel dilemma di cosa fare, perché il ritorno ad Haiti mi avrebbe privato dell’opportunità di stare con mia Madre, di aiutarla e ascoltare per l’ultima volta le sue parole e le sue raccomandazioni. Ricordo con assoluta chiarezza le sue parole quando, distogliendo lo sguardo dalla Televisione, mi guardò negli occhi e mi disse: “Rick, devi tornare subito ad Haiti, il tuo aiuto sarà “il farmaco salva-vita”.
Parlammo fino a notte inoltrata ed io rimandai la partenza finché potei, ma a mezzanotte decisi di raggiungere New York per prendere il primo volo in partenza per la Repubblica Domenicana: da qui avrei raggiunto in breve Port au Prince.

Il Profeta Isaia ha detto: “Quanto è bello sulle montagne l’orma dei piedi di chi porta un messaggio di pace, di chi annuncia cose buone, di chi annuncia la salvezza”.
Arrivando in Haiti, nei giorni successivi, apparve assolutamente evidente che l’Eroismo era il palcoscenico e lo sfondo di tutto quel caos e di tutto quel dolore!
Che bello sulle montagne scorgere i passi incerti delle Madri che si presentano alla nostra soglia reggendo fra le braccia i figlioletti feriti , chiedendo aiuto!
Che bello vedere sulle montagne i piedi ( sempre da Isaia) di sconosciuti, che scavano nelle macerie con le sole mani sanguinanti, nell’estremo accanimento di aprire un varco, ogniqualvolta si odono i fievoli richiami di molti sepolti vivi; che bello vedere altri che portano i feriti alla nostra porta, usando coperte, assi spezzate o caricandoseli sulle spalle!
Che bello sulle montagne vedere anche la sola orma di tanti sopravvissuti, che, per vivere, devono sacrificare parti del loro corpo. Che bello il loro coraggio e la loro determinazione nell’amare la vita!
Che bello la vista sulle montagne di migliaia e migliaia di persone senza più casa dormire per strada, nei parchi pubblici, mentre nella notte risuonano ora cori minacciosi , ora invocazioni di dolore e supplica. Che belli i piedi delle persone! (Isaia) Perché i piedi degli sconosciuti sono il fulcro del messaggio di Isaia? Perché nei tempi antichi l’unico mezzo per ricevere le notizie era che qualcuno le portasse personalmente a piedi: la parola si trasmetteva attraverso una persona! Era qualcosa di vicino e personale. Il “portatore della parola” accettava di comportarsi così e di assumersi personalmente sacrifici e rischi.
Il massiccio aiuto richiesto par fronteggiare il terremoto doveva essere vicino e personale: belle parole che diventano azione a prezzo di grandi sacrifici e rischi. E per questo io proseguo.
Che bello sulle montagne i piedi delle coraggiose e generose squadre del St. Luke e di Nuestros Pequeños Hermanos, che, nonostante le loro perdite e le loro personali sofferenze, si affrettano al soccorso senza esitazione, senza ritardo.
Che bello sulle montagne i loro “piedi” mentre realizzano campi di soccorso per creature fragili, programmi di maternità, condividendo cibi e bevande, abiti e coperte con migliaia di persone incapaci di fermare i lamenti; “piedi”che seppelliscono una moltitudine infinita di morti: risuonano le invocazioni alla Vergine Maria e il Mourner Kaddish ebraico.
Che bello vedere sulle montagne i piedi stanchi delle squadre del nostro personale medico, mentre estendono con la loro presenza la capienza degli Ospedali, utilizzando tende, giardini e marciapiedi, pur di prestare tutte le cure possibili ai numerosi feriti che sopraggiungono senza sosta…….
Che bello vedere sulle montagne tutti coloro che hanno lasciatole loro case in Italia, Germania, Spagna, Olanda, Francia, Stati Uniti, Canada, Belgio, Svizzera, Austria e tanti altri paesi per offrire il loro aiuto ai feriti, lenire le loro piaghe, realizzare interventi chirurgici e aiutare i parti.
Dormono in affollate baracche, quando riescono a dedicare qualche ora al sonno: offrono generosamente le loro abilità e competenze e tutto il loro amore a un paese disperato.
Da ultimo, benedetti sulle montagne ( ispirandoci ancora una volta a Isaia) , “ i due piedi”, frutto delle nostre due Missioni: NPH e St. Luke: il secondo, frutto del primo, nato sulle fondamenta dello Spirito di St. Paul della Croce, due enormi “orme” destinate a lasciare imponenti testimonianze e tracce di generosità, anche nella reciproca collaborazione e scambio
dei ruoli: insieme ricostruirono solide istituzioni, realizzando con ciò una comunità di pensiero e azione rivolta a un incessante impegno nel lenire questa umana sofferenza.
Da queste due Missioni , dal terremoto, sono nati questi frutti: La Casa e Scuola “Angel of Light” per i bambini vittime del terremoto e per altri bambini in difficoltà.
Il Programma “Maternità ad alto rischio” e il Reparto “Neonatologia” negli Ospedali St.Damien, St. Luke e St. Mary e inoltre la Clinica “Maritane” ( per Programmi di Pre-natalità e Salute Femminile).
I Dipartimenti per la cura del colera negli Ospedali St. Damien, St. Luke e St. Mary. La grande “High School” (Scuola Superiore) e l’Accademia per la Pace e la Giustizia.
La Scuola Sr. Joan Margaret per i ciechi e sordi. Il Programma di “Terapia fisica riabilitativa” nel “St. Germain” e nel “Kay Eliane.
La pianificazione per lo sviluppo e la costruzione di 150 abitazioni per gli indigenti.Il restauro delle Scuole Elementari St. Luke e l’aggiunta di tre nuove Scuole per un totale di 30
Scuole.
La Scuola di Orientamento Attitudinale e Professionale “ Nostra Signora di Guadalupe”. L’espansione e il miglioramento del Centro “Francisville”.
La costruzione del Centro Accoglienza Ospiti : “Villa Francesca”. L’ampliamento dei programmi per ragazzi e giovani, l’ampliamento del Programma Universitario, che include ora “Studi Internazionali” e Programmi speciali per giovani problematici.
Nuove piantagioni e abbondante raccolto di frutti di mango, banane e di molti altri cereali e frutta.
Coltivazioni intensive di “tilapa” e allevamento di polli, oche e conigli. Torrefazione del caffè indigeno e impiego preferenziale nel programma agricolo di persone con disabilità causate dal terremoto. Inoltre una squadra di esperti assiste anche per strada persone affette da problemi mentali oltre che nel Ricovero di Stato. Un’altra squadra porta soccorso nei casi di inondazione e tifoni, incendi e altri disastri ambientali e continua a seppellire 6000 indigenti all’anno. Tutte queste attività, oltre a quelle già in atto prima del terremoto, proseguono con efficienza e provvedono a 1600 impieghi di personale, tutti indirizzati alle cure dei deboli ed emarginati. Da tutto ciò voi stessi siete in grado di rendervi conto che la domanda: “ Dove vanno a finire tutti questi soldi?” non può essere indirizzata a noi. Abbiamo ricevuto il denaro, lo abbiamo speso bene e ora sta dando i suoi frutti. Potete venire in qualsiasi momento a vedere e quindi a rendervi conto di persona!! Noi saremmo felici della vostra visita!
I nostri piedi hanno messo le loro radici, quasi avessero gettato un’ancora attraverso ormai molte decadi, in un impegno totale con un passo dal ritmo deciso: nessun passo indietro….dovesse presentarsi l’inferno o un diluvio……
I nostri piedi sopportano l’impegno quotidiano di un difficile lavoro, sopportano il calore ardente e la polvere del giorno, impegno di ognuno di noi , persona di fronte a persona, condividendo Fede e Speranza, pericoli, sofferenze e gioie. Si accetta volentieri il duro lavoro e i nostri impegni non sono certo professioni sedentarie”.
Noi non cediamo, perché l’Amore non viene meno!
Ho iniziato questo messaggio menzionando “le sette Preghiere per l’Umanità” e ora è tempo di un’altra Preghiera: penso siate d’accordo che le Preghiere per l’Umanità durante queste “Notti d’oro” non siano mai state tanto importanti!
Mi sono reso conto nella mia vita che spesso il nostro lato migliore si rivela quando accade il peggio!
Rimaniamo dunque stretti l’uno all’altro, non lasciamoci scappare questa grande opportunità! Qui rimane ancora tanto di “terribile”.
Non si può abbattere la causa; siamo noi, la Famiglia Umana! Buon Natale e Benedizioni per il Nuovo Anno!
Fr. Rick Frechette 

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