Il colera e la Messa del mattino

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Alla messa del mattino ogni giorno partecipano i morti. Quando sono più di dieci, il loro numero supera quello dei vivi.

Ho l’abitudine di andare a prendere i morti. E non mi riferisco solo a quando, prima della messa, porto i loro corpi sul pavimento della cappella e li copro con drappi funebri.

Ma, a quando nella mia mente, vado a trovarli.

Questo mi rende molto conscio della loro presenza durante la loro messa funebre e, proprio perché si ripete ogni giorno, in questo modo evito che la messa diventi solo una routine.

Quindi, io vado a prendere i morti.

Per fare questo, viaggio all’interno della mia mente per trovarli, mi immagino il momento della loro morte, e cerco di vederli in quell’istante e di mostrar loro compassione.

E allora parlo loro, da fratello, da amico, da sacerdote, da pellegrino, e auguro loro la certezza profonda nella fede, la luce di Dio, il conforto di abbracci celesti, la fiducia che la Provvidenza veglierà sulle loro preoccupazioni terrene. E poi inizia la messa.

L’altro giorno, tra i corpi, c’erano due piccole bare. Le famiglie di questi due piccoli erano presenti. E quando è  iniziato il lamento ritmato del Kyrie, sono iniziati i confusi singhiozzi delle madri.

Mentre i canti libertatori si innalzavano tra i fumi di incenso e l’aspersione di acqua benedetta, altri cori di lacrime e lamenti hanno sovrastatato la liturgia mostrando tutta la ferocia del dolore.

E’ durato così a lungo che ho avuto un pensiero, “Alla fine della messa, quando apriamo le bare, voglio vedere le facce di questi bambini che hanno generato tanto amore nella loro breve vita. Dovevano essere meravigliosi per produrre tale dolore. ”

Finita la messa e terminate le orazioni funebri, ci siamo preparati alla nuova esplosione di dolore che sempre accompagna l’apertura delle bare.

Ho guardato la tenerezza dei loro volti di bambini, neppure arrivati a cinque anni, e sono stato trafitto dai loro occhi profondamente scavati.

Colera, di nuovo.

Colera, il ladro,

Colera il criminale, ladro della vita.

Colera che può essere evitato, curato, ed anche scacciato.

Se si è fortunati, è così.

Se si ha la fortuna di avere acqua pulita, fognature adeguate, ambienti di vita umani, accesso ai trattamenti sanitari.

Qui c’erano due tra i più sfortunati, rivolti  al cielo per mostrare a Dio i loro occhi infossati e guardare nei Suoi occhi radiosi, lasciando i cuori dei loro familiari dilaniati.

Sono arrivati da noi troppo tardi, troppo malati o già morti.

Il colera è vivo e vegeto. Questi due bambini piccoli ne sono l’ultima recente prova.

Con dispiacere  e con indignazione, mettiamoci d’accordo per continuare a lottare con tutte le nostre forze.

Possano questi piccoli riposare in pace, e possa la loro anima dinnanzi al Signore essere fonte di consolazione per le loro madri e i loro padri, i loro fratelli e sorelle, le loro famiglie ed i loro amici.

Fr Rick Frechette, 3 ottobre 2013

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