L’Arca di Noè, la scuola per bambini e ragazzi disabili e atélier d’arte nell’orfanotrofio NPH di Kenscoff in Haiti

L’arca di Noè è il nome del gruppo di bambini con esigenze speciali che si trasforma anche in un atélier d’arte al centro dell’orfanotrofio di NPH St. Helene in Kenscoff. La classe e gli insegnamenti speciali sono stati originariamente sviluppati da Liz Lawne, una volontaria di Donegal, Irlanda, che adesso sta replicando i risultati ottenuti nella scuola del Centro di riabilitazione La Casa dei Piccoli Angeli a Tabarre. L’aula vanta un grande e colorato esterno grazie a un murale che rappresenta gli animali che si imbarcano sull’arca di Noè; serve sia come classe per bambini con disabilità intellettuali e fisiche, sia come spazio creativo per gli altri bambini che vivono nella casa.

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La classe è gestita da me e due maestri haitiani, Marie Carmel e Morisset. Abbiamo inoltre un giovane aiutante di nome Gladamir. Lavoriamo con bambini con diverse disabilità che vivono all’interno dell’orfanotrofio nella Casa Kay Christine, uno dei tanti progetti gestiti da Gena Herarty, che ha vissuto gli ultimi 20 anni ad Haiti.

La nostra routine quotidiana comincia portando i bambini in sedia a rotelle, su per le rampe. Iniziamo la lezione ogni mattina con incontri di gruppo per quattro studenti con paralisi celebrale sulla sedia a rotelle. Facciamo loro domande standard come che giorno sia e introduciamo o ripassiamo termini che abbiamo usato in passato o che serviranno per la lezione tematica successiva. Stimoliamo le risposte degli studenti tenendo in considerazione i loro bisogni nella comunicazione. Gli studenti verbali esprimono semplicemente a voce le loro risposte mentre quelli non verbali hanno bisogno di immagini o cartellini Sì/No per rispondere attraverso un tocco o uno sguardo.

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Dopo i momenti in gruppo, lavoriamo con i bambini singolarmente. Questo è tempo che occupiamo per attività individuali volte ad aiutare ogni bambino a sviluppare abilità utili alla vita di tutti i giorni, imparare a fare i conti, riconoscimento ecc., nella speranza di raggiungere obiettivi di breve e lungo termine. Uno studente ipovedente sta imparando a distinguere gli oggetti attraverso forma e colore senza assistenza, questo si spera potrà aiutarlo a completare compiti in autonomia al di fuori della classe. Un’altra studentessa, non verbale e con mobilità ridotta sta usando una lavagna attivata con gli occhi (lavagna con una finestra intagliata) per comunicare e ha imparato ad identificare correttamente oggetti, colori e numeri. Come risultato è riuscita a rispondere a domande in riferimento a cosa le piaccia e non le piaccia, sviluppando un metodo di espressione del sé e un senso di autonomia.

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Una volta che abbiamo finito il lavoro individuale con ogni bambino, abbiamo una lezione di gruppo. Ogni mese proponiamo un nuovo tema su cui lavorare e le nostre lezioni di gruppo si focalizzano sul tema principale cercando di integrare altre tematiche. Il tema di settimana scorsa è stato la storia e abbiamo incominciato con la scomparsa dei Tahinos, gli indigeni che abitavano Haiti prima dell’arrivo di Colombo. Utilizzando i concetti di prima/dopo, di meno/di più e utilizzando fette di patate dolci per rappresentare i Tahinos e gli Spagnoli i nostri bambini hanno rappresentato la fine di una razza attraverso la pittura gialla e rossa in soli pochi minuti. La maggior parte dei bambini ha bisogno di assistenza fisica nello svolgere le attività quindi abbiamo lavorato insieme per stampare i nativi Haitiani e i colonizzatori Spagnoli nelle varie caselle. Abbiamo poi utilizzato diversi metodi di comunicazione con ogni bambino per assicurare a tutti la comprensione dei concetti chiave sviluppati durante l’attività. Abbiamo fatto domande come. ; Di che colore sono i Tahinos?, quando c’era un maggior numero di Tahinos, prima o dopo Colombo?’ e successivamente abbiamo chiesto di indicare e toccare le caselle o le parole. I bambini si divertono molto a lavorare in gruppo ed è un ottimo modo per farli interagire tra di loro e incoraggiare l’apprendimento tra i coetanei.

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Nel pomeriggio lavoriamo con sei bambini divisi in due gruppi. Loro hanno delle disabilità fisiche ed intellettuali meno gravi e sono integrati in classi di apprendimento, create da Jacintha McGuane. Il suo progetto sfidante si specializza nell’assistenza di bambini che sono stati ripetutamente bocciati e offre loro materie alternative per sviluppare le loro attitudini come giardinaggio, riciclaggio e uncinetto.

L’ora prima di pranzo è spesa per la maggior parte affrontando una lezione introduttiva ai vari temi, spesso contenente compiti di scrittura o lettura sempre appropriati al livello degli studenti. Ogni secondo giorno abbiamo delle sessioni individuali di logoterapia. Siamo stati molto fortunati a ricevere un paio di logoterapisti americani, Michelle Tella e Joyce Huh all’inizio dell’anno che hanno individuato un programma per ogni studente e ci hanno insegnato come portarlo avanti anche in loro assenza. Abbiamo una pausa pranzo di un’ora e poi continuiamo a lavorare fino alle 14.00 con gruppi di tre persone. Abbiamo una grande varietà di attività durante il pomeriggio, queste ancora sono focalizzate sul tema della giornata e cerchiamo di includere in qualche maniera matematica, scrittura, lettura, riconoscimento di forme e colori integrandoli con giochi, attività artistiche e al computer.

Al di fuori dalla classe, abbiamo un artista, Christian a L’Arche che crea dipinti che vengono poi proposti per raccogliere fondi nella nostra “Casa degli ospiti”. Io gestisco un piccolo corse di arte il mercoledì pomeriggio per un’ora dopo scuola, ma gli altri giorni è possibile trovare Christian che aiuta gli studenti con le loro opere d’arte. Il sabato gestisco due classi aperte a tutti. Sono una terapeuta d’arte quindi questi workshop hanno la funzione di terapia d’arte per tutti i bambini nella casa. Ogni settimana ricevo più di 50 bambini.  Ci sono frequentatori regolari che vengono quasi ogni settimana, ma non si sa mai chi possa entrare casualmente nella casa e l’età varia dai 4 ai 16 anni.  Cerco di incoraggiare il più possibile l’autoespressione e i bambini hanno la possibilità di scegliere qualsiasi materiale vogliano usare e qualsiasi immagine vogliano creare.

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Alla fine faccio loro domande riguardanti i loro lavori e cerco di indurli a riflettere un po’ su quello che hanno creato. Come in tutti i luoghi di terapia, i bambini sono chiamati a rispettare delle regole come: non si picchia, non si tirano i materiali e non si ruba.  All’inizio è stato molto difficile riuscire a mantenerle ma sembra che i bambini abbiano imparato a rispettarle, anche se qualche volta devo ancora ricordare cosa si possa e non si possa fare. Spero di riuscire a formare Christian, in maniera che possa portare avanti queste attività anche quando me ne sarò andato.

Il pensiero ricorrente è come l’Arca di Noè andrà avanti una volta che sarò sbarcato io. Non per parafrasare troppo Christy Moore ma Liz ha scelto bene l’equipaggio, sfortunatamente come ogni imbarcazione, ha bisogno di provvigioni come luogo di educazione per bambini con disabilità, come studio per persone senza altra forma di sostegno e rifugio per i bambini per sperimentare creativamente ed essere loro stessi.