Terzo anniversario del terremoto:primo giorno in Haiti per il gruppo di padrini e donatori giunti dall’Italia. La morgue e la collina delle fosse comuni dove è incredibilmente sorta una tendopoli

Oggi appena arrivati dall’Italia con il gruppo di padrini e donatori venuti in Haiti in occasione del terzo anniversario del terremoto, siamo andati con Padre Rick alla morgue, l’obitorio dell’ospedale generale di Port au Prince dove lui si reca ogni giovedì con i suoi ragazzi per dare una degna sepoltura a decine di corpi abbandonati o di persone di famiglie troppo povere per pagare un funerale.

DSC_0358

DSC_0350

IMG-20130110-00231 (375 x 500)

Abbiamo caricato i cadaveri trasfigurati, scavati dalla morte sopraggiunta già da diversi giorni, di più di 50 bambini, giovani, i corpi sottili di uomini e donne, al ritmo dei canti e dei tamburi che facevano coraggio ai ragazzi che sollevavano i corpi ammassati in mucchi scomposti e li deponevano nei sacchi di plastica; l’incenso non sufficiente a coprire l’odore invincibile che nello stretto corridoio buio, dalle narici sale nella mente, dove rimane impresso per sempre e di tanto in tanto quando meno te l’aspetti si ripresenta alla memoria anche a migliaia di km da qui.
Le scosse che hanno distrutto Haiti ci sono state 3 anni fa ma qui il terremoto per migliaia di famiglie è quotidiano, e dura da molto prima del gennaio 2010. Ogni corpo non un numero, ma una storia di miseria, di impotenza e di solitudine!

DSC_0342

Il camion carico si è poi spostato sulla collina di Titanyen, la collina di sterpi e erba bruciata dal sole,  fossa comune dove sono sepolti centinaia di migliaia di morti senza nome: incredibilmente diventata la casa di molte famiglie sfollate da Port au Prince che vi hanno piantato le tende di plastica e lamiera, invitate a lasciare la città. La banda con tamburi e trombe ha suonato, mentre i sacchi venivano deposti nelle buche scavate nella nuda terra, per onorare i morti e al tempo stesso ridare un senso e un valore alla vita. Quando hanno cominciato a riempire di terra le buche, Padre Rick è salito su una moto che lo avrebbe riaccompagnato più velocemente possibile al nostro ospedale Saint Damien, dove c’è tanto da fare per aiutare migliaia di bambini per cui è possibile ancora fare qualcosa dando cure e speranza.

Silvia, da Port au Prince

DSC_0366