Gli Europei visti ad Haiti

Alberto e Massimo sono volontari del CSI – Centro Sportivo Italiano, in Haiti dalla fine di giugno per allenare i bambini dell’orfanotrofio NPH di Kenscoff per la Danone Nations Cup e insegnare tanti nuovi sport a loro e ai bambini del Foyer Saint Louis.

Penso capiti a pochi di poter assistere ad una finale Europea in compagnia di un centinaio di bambini! Per di più Haiti! Indimenticabile! Non certo il risultato: quello mi sa che in tanti non lo dimenticheremo facilmente!


A fine partita, dopo una prima settimana passata in tenda ad organizzare e a giocare in maniera libera con i ragazzi, abbiamo iniziato un’attività “vera” e abbiamo accompagnato i ragazzi ad una loro partita, in un campo ben più grande e meno sassoso di quello cui sono abituati e dove hanno incontrato un’altra formazione, allenata da un ragazzo che lavoro a Francisville. Qui tutti stravedono per il calcio mentre il basket…solo qualcuno lo conosce, magari perchè indossa una vecchia maglia dei Miami Heats o degli Orlando Magic…Massimo ha quella di Larry Birds (il che la dice lunga sull’età!).

Dopo un viaggio di andata che ha visto squadra e tifoseria  insieme su un pulmino che aveva una capienza di 12 posti ma che ci vedeva su in 26, siamo arrivati al campo. Nonostante le difficoltà infatti, ad Haiti la voglia non manca: a noi, ma soprattutto ai ragazzi dell’orfanotrofio, ai quali non sembra vero poter fare dello sport, giocare e divertirsi. Le loro aspettative sono elevatissime (e quindi anche la nostra responsabilità): ogni giorno vediamo qualcuno guardare il foglio con la rotazione dei “kay” e commentare con gli amici, contenti se “manca poco” al prossimo allenamento, meno se devono aspettare.Abbiamo quindi deciso per una rotazione di 8 kay al giorno, divisi tra calcio e basket, così in soli tre giorni, tutti fanno un’ora di calcio ed una di basket. E’ vero, sembra poco, ma a temperature medie intorno ai 37-39 gradi all’ombra vi assicuro è davvero dura: beviamo una bottiglia da un litro e mezzo a testa ogni mattina ed altrettanta nelle due ore del pomeriggio, mangiamo banane a raffica  e nonostante ciò  ogni tanto sopraggiungono i crampi.


Giunti sul posto quello che si delineava davanti a noi era un campo di gioco delimitato da sei birilli; ad arbitrare Bruce-lee (si chiama davvero così!), un cameriere che lavora presso il ristorante di Francisville e il cui “capo” è l’allenatore della squadra avversaria. Una combine?!

Non è andata molto bene: dopo quattro invasioni di campo da parte di due moto, una signora con un carico in equilibrio sul capo, un signore con la carriola e una mandria di mucche, il risultato finale ha visto i ragazzi del St Louis sconfitti per 2-1 puniti per qualche disattenzione di troppo nel finale.


Per il viaggio di ritorno eravamo in 28, alcuni addirittura in equilibrio sul paraurti posteriore e quando finalmente siamo scesi al St. Damien qualcuno, seguendo l’esempio pontificio, ha baciato il suolo!

Che dire, se siamo sopravvissuti a questo viaggio… non ci ammazza più nessuno!

Ieri invece, dopo un inizio molto difficile, la giornata ci ha dato soddisfazioni impensabili. Alle sette di mattina stavamo andando a messa; la chiesetta del St. Damien è piccolina ed il pavimento era ingombro di sacchi bianchi: ventiquattro i morti per cui si sarebbe officiato il funerale e di questi sacchi 20 erano piccoli. Non ce l’abbiamo fatta, dietro front ed in tenda.

Grazie al cielo però nel pomeriggio, ci aspettavano due soddisfazioni enormi, una per ciascuno. Al St Louis infatti ci sono due ragazzini praticamente ciechi: Stivenson, “un soldo di cacio” di circa 7/8 anni e Jolanda, una ragazzina poco più grande.
Alberto ha fatto calciare i rigori a Stivenson: gli ha piazzato il pallone, glielo ha fatto sentire, ha guidato il “tifo” dei compagni che è esploso in un urlo, un’ovazione quando Stivenson ha piazzato la palla a fil di palo (3 ciabatte!): un momento che vale una Champion!!!
Massimo, dal canto suo ha organizzato una staffetta: tre coppie per squadra che dovevano correre in corsa laterale passandosi il pallone: Massimo ha corso con Jolanda, guidandola un po’ ed accompagnadole la palla tra le mani…e la sua squadra ha vinto!!! meglio che vincere la NBA!!
Massimo ha allenato per tanti anni ma, dice, ha provato poche volte soddisfazioni paragonabili a questa.

Alberto e Massimo