Gambe e fiato per Haiti a Gerusalemme. Cronaca di un evento sportivo che è andato dritto al cuore.

Gerusalemme – Quando ho deciso di partecipare a questa Maratona della Pace, la JPII 2011, mi sono ricordata con timore delle parole di Ligabue, che cantava di avere “gambe e fiato” da vendere. Io so bene di non avere ne’ le une ne’ l’altro, ma la tentazione è stata troppo forte. La Città Santa è un richiamo irresistibile  e conoscerla con i giovani amici haitiani che in tanti modi aiutano i loro connazionali lavorando per N.P.H., l’organizzazione rappresentata in Italia dalla Fondazione Francesca Rava, sarebbe stata un’occasione unica. Quanto alla maratona, organizzata dal Centro Sportivo Italiano e dall’ Opera Romana Pellegrinaggi, capisco in fretta che gambe e fiato non mi serviranno troppo: i dodici chilometri che mi aspettano da percorrere tra Betlemme e Gerusalemme saranno l’occasione per vivere le mille altre emozioni che ovunque nel mondo, e soprattutto qui, fanno rima con sport.

Dunque, oggi eccomi qua. E’ il gran giorno. La partenza è fissata alle 8.00 nella piazza della Natività di Betlemme. Ci siamo tutti. Noi della Fondazione siamo circa 140 tra italiani, haitiani e americani, i campioni del pallone Gigi di Biagio, Damiano Tommasi, Angelo Peruzzi, la campionessa paraolimpica Giusy Versace, pellegrini di varie provenienze, atleti israeliani e palestinesi. Monsignor Claudio Paganini accende la fiaccola che arriva da Haiti e che è già stata benedetta dal Papa.

Pronti, via! Il gruppo, quanto mai festoso ed eterogeneo, si mette in marcia. Accanto a me ci sono bambini, anche portati in carrozzina da mamma e papà, anziani, una giovane in sedia a rotelle. C’è il signor Vincenzo. Sfiora l’ottantina ma sgambetta come un ventenne con l’inseparabile bandiera dei Mori di ardegna. Ogni anno se la porta alla maratona di New York. Corro in souplesse con la signora Maddalena, insegnante di Modena. Dalla morte del marito si definisce una pellegrina infaticabile. Poi conosco la signora Jalla, greca ortodossa di Betlemme, che ha colto al volo l’occasione per recarsi a Gerusalemme.

Israele concede il libero passaggio attraverso il check-point solo per pochi giorni all’anno, a Natale e a Pasqua. Questo, dunque, per lei e per le vicine di casa che l’accompagnano è un giorno eccezionale e dopo il percorso andranno a pregare al Getsemani.

Al check-point, come da programma, ci fermiamo per il torneo di calcetto all’italiana tra squadre palestinesi, israeliani, Lega pro e Associazione calciatori. Con i campioni che mettiamo in campo il risultato è scontato. Gli italiani stracciano le squadre avversarie in breve tempo. Ma c’è un momento che diverte tutti. Anche gli haitiani vogliono scendere in campo e sfidano una squadra di israeliani, palestinesi e italiani. Il tifo caraibico è scatenato e il buon Dio accontenta tutti: la partita finisce 1-1. Gli haitiani non smettono di scambiarsi dei “cinque” di congratulazioni e con fatica ci rimettiamo in ordine. La corsa ora riparte. Gerusalemme ci aspetta.

Riprendo il cammino sulla strada principale aggregandomi ad un gruppo che procede più lentamente. Attorno a me il profilo di lievi colline, ulivi e cipressi. Una terra dolcissima se non fosse per la ferocia di cui è spesso teatro. La gente si affaccia ai balconi ad osservare la moltitudine insolitamente festosa da queste parti. La curiosità rimane la stessa da una parte e dall’altra del confine. Una giovane soldatessa israeliana ci fotografa con il telefonino.

Finalmente comincio ad intravvedere la meta. Chissà, sarà la complicità dei chilometri in saliscendi che cominciano a pesare sulle gambe, il calore sempre più forte. Ma quando mi appare di fronte l’ocra della poderosa della città vecchia, l’emozione sale. Ho l’impressione di capire il senso dei veri pellegrinaggi che da duemila anni vedono queste terre sante come destinazione. Al nostro arrivo, ai piedi delle mura, una medaglia premia ognuno di noi. Le autorità locali ringraziano i partecipanti e mentre i più piccoli chiedono autografi e foto agli eroi del calcio, sempre più mi accorgo di quanto questa iniziativa possieda anche un valore politico. Qui tutto ha un valore politico. Ci  ristoriamo con frutta e bibite. Penso che tra poco camminerò tra le pietre antichissime di un Vangelo a cielo aperto. Questa sarà la mia vera ricompensa.

Guendalina Dainelli, giornalista volontaria Fondazione Francesca Rava