Sette ragazzi haitiani che lavorano con Padre Rick, in Italia per studiare da manager con Ernst & Young. L’accoglienza di tanti donatori e amici della Fondazione.

Sette ragazzi di Haiti sono in Italia per partecipare a un corso di corso di Management e Accounting presso la sede milanese della società di consulenza professionale Ernst & YoungRoseline, Augusnel, Lilit, Johnny, Serafin, Joanna e Lucienne sono stati accolti con tantissimo affetto da tutti, amici, volontari e sostenitori della Fondazione sia nel mondo aziendale che donatori.  Il corso consiste in un percorso di formazione in ambito amministrativo e gestionale il cui obbiettivo principale è dare loro gli strumenti per sviluppare la loro professionalità e essere ancora più efficaci al ritorno in Haiti, dove sono già concretamente operativi al fianco di Padre Rick, con responsabilità diverse nei progetti umanitari in cui la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia è attiva.
Il percorso formativo è stato sviluppato dai diversi professionisti  di Ernst & Young che si alterneranno in aula e che provengono da tutte le diverse aree di servizio dell’azienda. Una delegazione di professionisti di Ernst & Young si recherà anche in Haiti in autunno.

“Volevamo sviluppare un’idea che avesse una valenza sociale, coinvolgesse le nostre persone e fosse coerente con la nostra identità professionale – evidenzia Donato Iacovone, Ernst & Young Mediterranean Managing Partner – questa iniziativa, ottimista e proiettata  nel futuro, sintetizza perfettamente le nostre intenzioni. Sosteniamo la formazione professionale di giovani già attivamente impegnati in una realtà estremamente difficile e che hanno tutti i numeri per poter dare un contributo al benessere del loro paese, facendolo da protagonisti, con le proprie risorse”.

Corriere della Sera ed. Milano 20/06/2011

Un week end con il sorriso.
Tra le persone che hanno accolto nel loro tempo libero i ragazzi con particolare affetto, Roberta Bianchi, di Villa Franciacorta ha accolto il gruppo a casa sua lo scorso weekend. Questa è la sua testimonianza del tempo passato con i ragazzi:

Questo week end ho avuto il piacere di trascorrere due giorni con persone speciali.
L’incontro alla stazione è stato particolare perché di fatto non ci conoscevamo, ma il loro sorriso ha subito stemperato la preoccupazione. Anne Catherine, che  li accompagnava anche per gestire la logistica degli spostamenti da Milano è stata fantastica con loro, molto materna e sensibile.  Condizionati da un tempo, purtroppo inclemente, abbiamo trascorso la serata al ristorante, ma l’atmosfera era di gioia. Si parlava animatamente come vecchi amici e i ragazzi sembravano perfettamente a loro agio.
Quale modo migliore per conoscersi e condividere emozioni e idee!
Augusnel si racconta e apre la sua vita a noi, incontrati da poche ore. Vuole con noi condividere il dolore per l’incapacità di dare un volto alla madre che lo ha generato. Racconta la sua vita di sopravvissuto alla fame , trovato per strada ad 11 anni orfano e denutrito,  accolto nella casa famiglia di Padre Rick  dove ha potuto studiare  essere nutrito e amato. Mentre parla mi domando come possa un essere umano sopportare tanto. Improvvisamente lo sguardo si illumina e il sorriso fa capolino sul suo viso quando parla della fortuna che ha avuto dell’amore che ha ricevuto che lo fa andare avanti ripetendosi ogni giorno: “Se non lo faccio io chi lo può fare? Se non ora quando?”. Ho sofferto con lui quando ci ha raccontato di quanto sia difficile addormentarsi la sera dopo aver visto la morte in faccia più e più volte al giorno e ho imparato ad apprezzare la vita quando ci ha detto di ringraziare Dio ogni giorno per aver dato lui la forza per operare in prima linea.
Roseline  così brava a parlare italiano ha stupito per la capacità di coinvolgere tutti  raccontando anche ai miei figli momenti di vita ad Haiti.
Joanna e Lucienne  più riservate,  ma comunque molto ben affiatate fra loro e interessate a vedere e scoprire, nonostante la difficoltà di Lucienne a camminare.
Questi ragazzi sono la testimonianza vivente di quanto fate come Fondazione, non solo per sfamare ed istruire, ma per far germogliare in loro l’amore sopito da anni di dolore e risvegliare la gioia di donarsi agli altri.
Il più grande dono che possiamo dare loro è aiutarli a riappropriarsi della loro identità e voi lo state facendo. Fare del bene è contagioso e mi auguro che questa sia la vera “epidemia “in futuro.
Grazie per avermi dato l’opportunità di conoscerli.
Roberta Bianchi

La partita… col cuore
Lunedì 20 giugno alcuni ragazzi che lavorano in Danone, azienda che da tempo sostiene la Fondazione, in particolar modo nella lotta alla malnutrizione, hanno organizzato una divertente partita di calcio con i ragazzi, accompagnati da tanti amici della Fondazione che hanno partecipato per fare il tifo. Hanno giocato in squadre miste (la partita è finita 8-6) e poi sono tutti andati a festeggiare con una pizza offerta da Danone,  il compleanno di Augusnel, che ha ringraziato Dio di trovarsi qui, in questo paese benedetto, in un giorno così importante per lui. Ha detto di sentirsi grato per la fortuna di vedere una realtà così  diversa dalla sua, dove ogni giorno è costretto ad assistere alla morte di centinaia di eprsone per la fame.