12 Gennaio 2011

Cari amici,

Quando mi sono svegliato stamattina alle 5 mi sono vestito di nero di proposito, dopo aver passato una notte difficile ed essendomi svegliato in più occasioni al suono di migliaia di voci che urlavano e piangevano, che sapevo non trovarsi veramente lì con me.

Una giornata lunga e dura mi aspettava.

Quando sono sceso a prendere il caffè mi ha aiutato molto pregare sulla Liturgia delle ore per i defunti (spero che abbia aiutato anche loro!).

Per questo primo anniversario del nostro terribile disastro naturale (che non è stata una punizione divina), ho partecipato a quattro messe.

Una nel luogo dei morti, per i morti.

Una alla cattedrale crollata con il vescovo, i sacerdoti e la gente,.

Una al nostro ospedale, per i nostri morti, e una presso la Parrocchia del Sacro Cuore per i loro morti.

Se oggi fosse stata una giornata dedicata al solo ricordo dell’orrore del terremoto, nessuno di noi sarebbe stato in grado di alzarsi dal letto a causa di tutta questa tristezza.

Difficilmente avremmo avuto il bisogno di un giorno speciale per ricordare il terremoto.

Lo si vede sul nostro viso ogni giorno.

Sui palazzi distrutti, le tende cenciose, gli affamati e poveri sfollati.

Però oggi ricordiamo molto di più di questo.

E ricordiamo in maniera diversa.

Invece delle nostre esperienze private e personali di un paese e di persone sconquassate dal terremoto,  ricordiamo insieme, osserviamo e parliamo della nostra tristezza per sorreggerci gli uni con gli altri con le braccia e con la speranza che nessuno si perda grazie a questa catena di amicizia e solidarietà. E ricordiamo cose più grandi e profonde.

Ricordiamo che dopo il tramonto arriva sempre l’alba (per ora non c’è mai stata nessuna eccezione). Sappiamo che la bassa marea è sempre seguita dall’alta marea. Che ciò che è vecchio è destinato a morire, ma ciò che è nuovo è destinato a nascere. Tutto ciò che fa parte del ciclo della natura ci parla di rinnovo e rinascita.

Per quanto riguarda la vita soprannaturale, noi crediamo che Dio nella sofferenza ci sia per portare riscatto, che le nostre ferite abbinate a generosità e sacrificio ma che si possano trasformare in qualche cosa di meraviglioso, che ci faccia sentire traboccanti di luce e vita.  

Ricordiamo queste cose, e non solo la tristezza. Ricordiamo la meravigliosa solidarietà internazionale e l’eroico esempio degli haitiani, e il fatto che Dio ha utilizzato le nostre debolezze dell’ultimo anno per fare grandi cose.

Ho mandato in pensione il nostro calice oggi nella stessa maniera in cui un grande club di calcio manderebbe in pensione la maglietta di un giocatore straordinario. Il grande calice del 2010.

Ogni mattina in questa coppa simbolo del sacrificio e della salvezza è stato versato del semplice vino, ora questa stessa coppa è diventata il simbolo di qualcos’altro. Una coppa di vita alla cui trasformazione abbiamo partecipato e che ci ha dato la possibilità di fare cose straordinarie come guaritori feriti, per un lungo intero anno.

Nostro Signore dice,

Credete davvero di poter bere dalla coppa da cui devo bere io? Noi diciamo: Ci proveremo, con il tuo aiuto e con la grazia di Dio, ci proveremo.

E lo abbiamo fatto.

Ogni singolo giorno dal 12 gennaio 2010 al 12 gennaio 2011.

E ha fatto la differenza.

Il calice sarà ora un monumento a un anno devastante sostenuta dalla fede incrollabile, il calice del 2010, l’anno in cui abbiamo imparato che tutto il potere promesso dalla coppa della salvezza è un potere vero.

Il nuovo calice donato alla memoria di Francesca Rava, nostra invisibile sorella in Dio, è pronto a portarci ancora antichi misteri sempre nuovi, e noi siamo ansiosi di ricevere la sua benedizione, cominciando da domani.

Grazie per le vostre email di sostegno e solidarietà di oggi.

Vi ricorderemo, al momento di bere dal sacro calice!

Padre Rick Frechette

12 gennaio 2011