La testimonianza di Chiara del Miglio, volontaria della Fondazione

Ogni volta che ritorno da Haiti mi si chiede: “com’è la situazione là?” e purtroppo ogni volta che ritorno da Haiti la mia risposta è sempre la stessa : “drammatica”.

Non è facile stare ad Haiti. Non è facile vedere un paese che si ama dover sopportare tanta sofferenza. E’ difficile vedere che il tempo passa e le condizioni di vita peggiorano.

Ogni volta che ritorno da Haiti rimango affascinata dalla forza della sua popolazione che non si abbatte, che va avanti a testa alta senza chiederti nulla, che affronta le difficoltà con dignità
giorno dopo giorno.


Ogni volta che ritorno da Haiti mi sento  orgogliosa di fare parte della grande famiglia di N.P.H.  L’11 gennaio Padre Rick ha celebrato una splendida messa in memoria dei 250 mila morti del terremoto.  Mentre la notte avanzava e le alte fiamme bruciavano in lontananza e la terra sotto i nostri piedi custodiva i corpi delle vittime, guardavo attorno a me i volti di decine e decine di amici, volontari e donatori che illuminati dalla fioca luce delle candele che reggevano nelle loro mani non potevano nascondere le lacrime di emozione e commozione. Li osservavo e più li vedevo più mi sentivo parte di un progetto di incredibile grandezza e forza capace di unire persone da ogni parte del mondo. Ho ripensato all’ultimo anno alla fatica e all’intensità di questi 365 giorni. Ho sentito di essere profondamente legata ad ognuna di quelle persone che mi erano vicine: dolore e voglia di “lottare” per uno stesso obiettivo ti  portano ad affezionarti  profondamente a coloro con cui condividi tutto questo. 

Ogni volta che torno da Haiti mi sento carica di energie perché vedere l’importanza dell’esistenza dei nostri progetti e la velocità con cui crescono, avanzano e prendono vita è di grande motivazione per il lavoro in Italia.

Con alcuni giornalisti, venuti a vedere com’è la situazione ad un anno dal terremoto, andiamo a visitare uno dei simboli di quell’immane tragedia, la cattedrale. Una donna dal viso famigliare mi si avvicina, mi sorride e mi getta il figlio in braccio chiedendomi “sai chi è?”. In quel momento ricordo. Il piccolo Josley è un bambino che è stato salvato all’ospedale St.Damien.  All’incirca 9 mesi prima mi trovavo sempre nei pressi della cattedrale dove la donna vive con i 5 figli all’interno di una minuscola tenda. Teneva tra le mani un minuscolo neonato in un evidente stato di malnutrizione che sarebbe sopravvissuto  ancora pochi giorni senza cure. Lo abbiamo preso insieme alla sua mamma e portato all’ospedale St.Damien dove è stato ricoverato nel programma malnutrizione. Oggi Josley sta bene, è vivo!

Il piccolo Josley con la mamma e una sorella

 

Marco Randon, responsabile del progetto panetteria insieme ai bambini di Kenscoff

 

Le bambine del Foyer st.Louis mangiano la pizza preparata da Marco Randon insieme a d Alfonso, responsabile del programma Angels of Light

Ida Venier, volontaria della Fondazione Francesca Rava e Project Manager Chirurgia dell’ospedale st. Damien, nel nuovo reparto di neonatologia e maternità

I bambini del Foyer St. Louis