Buon anno Haiti, da Padre Rick – 1 gennaio 2011

Cari Amici,

Eccola lì, ferita e crepata, dopo essere passata attraverso l’inferno nei lunghi e amari giorni del 2010. Parole famigliari come “le porte dell’inferno non prevarranno su di lei” nonostante i tentativi, risuonano vere qui.

E’ crepata e rotta in alcune parti e tenuta in piedi da puntoni che paiono stampelle. Una chiesa con le stampelle! Un’immagine adeguata per un paese in cui tanta gente si ritrova zoppicante e amputata o peggio.

Lì se ne sta in segno di benvenuto. La cappella Santa Filomena dell’Ospedale Saint Damien. Ha ricevuto centinaia di morti per l’ultima benedizione, ed è stata lavata da fiumi di lacrime. Tra le sue mura sono state offerte consolazione senza tempo,  la consulenza delle Scritture, e la forza inestinguibile dei sacramenti, mattina dopo mattina, durante un anno di incubi.

Vittime del terremoto. Morti del colera. Alcuni sono sepolti nei miei stessi indumenti, da quando sono venuti da noi schiacciati e sporchi e vestiti di stracci. Il fatto di seppellire i propri vestiti  sotto terra con qualcun altro avvolto dentro, fa riflettere. Che cos’hanno in comune i morti del terremoto e quelli del colera? Se ne sono andati in un attimo. Nessun tempo per prepararsi. Noi cerchiamo di aiutarli attraverso le nostre preghiere.

Cos’altro hanno in comune? A differenza di centinaia di migliaia di altri, hanno un luogo dignitoso per aspettare il giudizio finale. Un luogo degno all’ombra di questa casa di Dio, a qualche metro dal sacro altare, che ci ricorda della Chiesa che si trova in paradiso, e il di cui aiuto abbiamo bisogno così disperatamente.

Casa. Sono a casa. Pregate per noi da là. Accogliete anche me quando alla fine dentro ai vestiti sotterrati nella tenera terra  ci sarò proprio io.

La cappella Santa Filomena se ne sta lì, umile e decisa a ricevere la nostra piccola comunità di fede nel nuovo anno di grazia 2011. “Nel nome del Padre, e  del Figlio “…. La nuova messa comincia, la prima del 2011. Si è esattamente la parola. Grazia. Un nuovo anno di grazia.

Più che raccontare gli orrori e le ferite della terra durante il suo ultimo viaggio intorno al sole, iniziamo il nuovo anno apprezzando ciò che è stato rivelato e svelato, il mistero, del 2010.

E’ stato un anno che ha rivelato la presenza di Dio vicino a noi, così vicino nella sofferenza, Dio che ha usato le mie braccia e le vostre, i miei piedi e i vostri, il mio cuore  angosciato e il vostro e ci ha fatto accorrere verso quelle voci che nessun altro sente e a cui nessun altro presta attenzione.

La solidarietà mondiale è stata incredibile. Non solo  aiutandoci  economicamente e con  risorse di cui avevamo disperatamente bisogno, ma soprattutto venendo qui ad aiutarci personalmente.

Chi ha potuto non notare e rimanere pieno di stupore per le tante opere di assistenza e di ricostruzione che Dio ha operato in mezzo a noi, non solo i muri e le scuole, ma anche i corpi e le anime? Passare dall’essere un nessuno in fin di vita ad essere importante per qualcuno, appartenere ad un luogo e un tempo è una grande trasformazione. E’ il potere dell’amore. E’il potere del singolo. Il potere di uno che ha a cuore gli altri.

E’ stato un anno che ci ha fatto scoprire di che cosa siamo fatti, una forza che non avevamo mai saputo di avere, l’abilità di chiudere ferite mentre eravamo noi stessi feriti, di offrire speranza quando non rimaneva che sperare di avere ancora speranza, di rimanere stabili e tranquilli anche in una  tragedia così schiacciante.

Penso a Erin Kloos, che è sopravvissuta per miracolo quando il nostro vecchio ospedale le è crollato addosso uccidendo suo fratello Ryan. Erin studia medicina e per le vacanze di Natale si è offerta di venire ad aiutarci per l’emergenza colera. Ci ha chiesto se sarebbe stata al sicuro, perché doveva rassicurare i suoi spaventati genitori che hanno  già perso un figlio nel tentativo di  aiutare Haiti.

Le ho detto che se fosse venuta avrebbe rischiato di prendere il colera e che se fosse andata per le strade avrebbe rischiato di essere colpita da sassate durante gli scontri che hanno seguito le elezioni presidenziali. No, non è sicuro venire.

Erin ha prenotato il volo. Mi ha assicurato che avrebbe portato con se della doxiciclina in caso avesse preso il colera e per quanto riguarda gli scontri nelle strade mi ha detto che dopo essere sopravvissuta al crollo del vecchio ospedale non era  troppo preoccupata dalle masse inferocite che lanciano pietre e bastoni.

Da dove ci arriva tutta questa forza? Bisogna ammirarla. E’ una forza che fa salire le lacrime agli occhi, come quando Padre Craig Hightower è venuto ad Haiti subito dopo il terremoto per riportare a casa la sua amata nipote nonché  nostra adorata volontaria Molly che non è stata fortunata quanto Erin ed è rimasta vittima del terremoto. Qualche settimana prima di morire Molly aveva organizzato negli Stati Uniti una raccolta di scarpe per i bambini del nostro orfanotrofio. Dopo la sua morte i suoi amici e innumerevoli sconosciuti hanno deciso di avverare il suo desiderio. Immaginate la visita dei genitori di Molly ad Haiti, dopo la sua morte, per celebrare la messa con noi lì dov’era mancata, portando con loro centinaia di migliaia di scarpe per i bambini di Haiti.

Penso a Suor Judy, che tira avanti fortemente e nobilmente pur essendo stata duramente scossa, accettando di amministrare l’ospedale danneggiato e sovraffollato, dopo aver visto alcune sue sorelle morte schiacciate nel terremoto e le pareti della casa in cui si trovava le sono cadute addosso.

Pensate al dottor Castro che è tornato da Cuba, dove era stato trasportato d’urgenza dopo essere rimasto gravemente schiacciato dalle macerie, per continuare ad aiutarci. Come fa Joseph Ferdinand, e come lui molti altri Haitiani, a trovare la forza di alzarsi ogni mattina e continuare ad andare avanti dopo aver perso tutta la famiglia? Sono eroi. Non ci sono altre parole.

Penso a Jerome, che sta morendo davanti a me mentre vi scrivo. Abbiamo fatto del nostro meglio per aiutarlo e curarlo. Sta facendo il massimo e anche di più per combattere il colera e il tifo, con una determinazione eccezionale, soprattutto dopo aver perso metà dei suoi figli “en ba le komb” come si dice in creolo, cioè “sotto le macerie del terremoto” .

Sono molto triste di vedere Morire Jerome. La vita è stata molto ingiusta con lui. E’ un uomo valoroso. Il suo intestino purtroppo è perforato dal tifo e malato di colera. Ha appena detto a Conan “morirò domani”. E’ finita. Non può più combattere. Sono onorato di aver conosciuto un uomo così. Mi sento una nullità vicino a lui.

Quindi sì, è stato veramente un anno triste che ci ha mostrato comunque una grandezza. La grandezza di Dio, la grandezza dell’amico e dello sconosciuto, la grandezza dentro di noi.

Quest’anno ci ha dimostrato che se si ha anche un minimo di salute e anche un solo amico, e se si ha almeno un po’ di fede, non c’è nulla, null’altro di cui aver bisogno per la nostra gioia, ora e per sempre.

La benedizione di Dio a voi e alle vostre famiglie, la Sua benedizione su noi tutti nel 2011!

Padre Rick Frechette
1 gennaio 2011
Port-au-Prince