Colera, previsti 400.000 contagiati prima del declino

La storia di Godson e Shelby, i “nuovi figli” di Padre Rick dall’Ospedale NPH da campo per il colera “Santa Filomena”

 

Grazie alla presenza di squadre di medici e infermieri provenienti da Haiti, Italia, Germania e Stati Uniti e venuti ad aiutare nel nostro ospedale da campo per i malati di colera, oggi sono riuscito a sgattaiolare fuori da Haiti per tre giorni per andare a trovare mio padre. Quando sono andato via Wynn stava inserendo un catetere nell’osso della gamba di un bambino in fin di vita, come ultimo sforzo per cercare di aiutare Giulia e Pietro a somministrare liquidi a questa piccola vittima del colera e della malnutrizione. Nebez si è diretto verso un angolo della stanza a testa bassa, perchè è sempre molto difficile assistere a tutta questa sofferenza. La povertà è già una realtà terribile, e il colera è una malattia terribile. Siamo a corto di angoli dove nasconderci.

Noi chiamiamo il nostro centro tendato per l’accoglienza dei malati di colera “Ospedale Santa Filomena”. Cerchiamo di non menzionare il colera per evitare che le persone vengano stigmatizzate. Vietiamo che vengano fatte delle fotografie per proteggere la loro dignità. Le segnalazioni che indicano il centro dicono “centro di reidratazione”. E’ incredibile quanto velocemente abbiamo messo su questa struttura che è fatta di 16 grandi tende con la capienza di 17 posti letto ciascuna.

Immaginate la creazione di un sistema idrico, di un servizio di lavanderia, di tutto ciò che riguarda la logistica, letti, energia elettrica, un sistema di rilevamento, una tenda di fornitura e di un servizio in grado di fornire velocemente pasti per un ospedale di 130 letti da campo…con l’aggiunta di luci di Natale per rallegrare un po’ l’ambiente. Abbiamo creato 130 posti letto finora, ma come ho già detto la capacità è di circa 250.

Già solo le forniture sono un’enorme sfida. Abbiamo bisogno in media di 12 litri di fluidi per flebo per ciascun paziente adulto. Come potete immaginare, il nostro ospedale da campo è lungi dall’essere perfetto e ciò crea un senso di frustrazione, ma fino ad ora abbiamo ricevuto oltre 500 pazienti di cui la metà sarebbe altrimenti morta. Abbiamo perso solo 14 persone, e anche questo con profondo dolore.

Con il passare del tempo tutto diventa più complicato. L’altro giorno mi sono avvicinato ad una tenda verso le 3 del mattino per visitare un bambino nato fra le tende del centro per i malati di colera e non ho potuto portare in nessun posto nè lui nè la sua mamma per l’alto rischio di  diffusione del contagio. Purtroppo però il bambino ha sviluppato problemi respiratori dovuti alla totale assenza di muscoli addominali, e la madre continuava a perdere sangue a seguito dell’espulsione della placenta. Così abbiamo avuto due casi di emergenza nel mezzo di un disastro alle 3 del mattino. Alcuni dei pazienti malati di colera sono anche affetti da tubercolosi, malaria, tifo, e problemi che solo la chirurgia può curare. Si tratta di una situazione impossibile.

In generale è comunque molto gratificante vedere che alcuni pazienti che sono giunti qui in fin di vita riescono a riprendersi dopo una vigorosa cura tramite flebo. Allo stesso tempo è scoraggiante vedere le persone in visita che rimangono contagiate. Le morti sono particolarmente difficili da accettare. E’ venuta da noi una giovane madre con i suoi due figli piccoli, tutti e tre erano ammalati. La mamma, che si chiamava Horace, è morta, ma le condizioni dei bambini, che si trovavano nella tenda adiacente sono migliorate e loro si trovavano lì senza avere la minima idea che la loro mamma fosse deceduta. Shelby ha 5 anni e Godson 4.

Abbiamo celebrato una messa funebre per Horace nella nostra piccola cappella. La loro zia ha vestito i due bambini piccoli e li ha accompagnati al funerale. Avevamo tutti il cuore spezzato dalla scena. Godson sembrava proprio un piccolo uomo, con un vestito blu della taglia sbagliata, che la sua famiglia era riuscita a trovargli da qualche parte. Lui si è messo sull’attenti nel momento in cui ho suonato la campana per la massa, e ha fissato sua madre  con riverenza. Mi ha ricordato il piccolo John Kennedy, durante il funerale del Presidente Kennedy trasmesso in TV davanti agli occhi del mondo, molti anni fa. Poi mi sono reso conto che in nessuna maniera questa celebrazione poteva ricordare quella di Kennedy.

Horace era stesa su di un pavimento con il corpo avvolto da un semplice sacco sul quale erano stati appoggiati dei fiori.
Godson portava un vestito che non gli andava e soprattutto il mondo non stava osservando.

Mi sono seduto con i bambini sulla panchina, invece di stare al posto del sacerdote, ho letto loro il Vangelo, ho spiegato la bellezza dell’incenso e delle preghiere, e li ho incoraggiati a guardarsi intorno, a guardare tutti noi, i loro amici veri che hanno tanto cercato di salvare la loro mamma e che ora condividevano il loro dolore e la loro fede.

Durante la messa, ho anche deciso di adottarli. Non ufficialmente naturalmente, ma ho chiesto loro di venire a farmi visita il primo lunedì di ogni mese. In quell’occasione potremo prendere qualcosa da bere e parlare un po’. Potrò viziarli con un po’ di gelato di tanto in tanto e aiutare la loro zia con i conti per la scuola e il cibo. Spero che Horace possa riposare più in pace sapendo che veglierò sui suoi figli finchè sarò vivo.

Abbiamo avuto meno ammissioni negli ultimi giorni, probabilmente a causa delle turbolenze elettorali. Ma le statistiche ufficiali dichiarano che il numero dei malati sia arrivato a 40.000 e 3.000 siano i morti, con l’aspettativa che il numero di malati arrivi fino a 400.000 prima che il contagio vada calando.

Grazie per le vostre preghiere e le donazioni che ci aiutano sempre. Un ringraziamento speciale va a coloro i quali sono venuti ad aiutarci. Ci dispiace che la maggior parte di noi non abbia modo di stare in ufficio e di scrivere email abbastanza spesso. Ci sentiamo sempre incoraggiati dalla vostra partecipazione e dalle vostre preghiere.

Padre Rick Frechette