Perchè ho scelto il St. Damien

Cadet Louila della Polizia di Haiti racconta perchè affronta un viaggio di 10 ore.
La donna,  in avanzato stato di gravidanza,  balza sul sedile così velocemente che ho quasi paura di aver causato l’inizio di un parto prematuro. Nervosamente guardo qua e là per vedere se ci sono il Dr. Roserline o Sejuste, e poi verifico di non aver causato l’inizio del parto. Ma lei,  in un top color rosa, si massaggia la pancia ed è tranquilla.

Stiamo lavorando a una iniziativa mensile chiamata “Perchè ho scelto il St. Damien” e ho appena chiesto a Edna Geraldine Alexis, il direttore amministrativo della Clinica Prenatale St. Luc’s, di verificare se c’è  qualche paziente che voglia essere intervistato. E’ così che la signora vestita di rosa, mi si siede affianco e si presenta. E’ Cadet Louila, della Polizia di Haiti.

“Io amo l’ospedale St. Damien”, mi dice immediatamente prima di riuscire a farle la prima domanda. “La mia bimba lo scorso anno, è nata prematura, e sono venuta al St. Damien.  L’ospedale dove ho partorito non poteva fare niente, e così un mio amico medico, mi ha suggerito di venire a Tabarre (dove l’ospedale St. Damien’s si trova).  Grazie a loro la mia bimba è viva.” Fa una piccola pausa e continua.  “Anche mio fratello è venuto qui. Un camion ha investito la sua moto e Padre Rick e Conan lo hanno aiutato”. Scuote la testa. “L’altro ospedale aveva chiesto 1.000 dollari al giorno”.

Alzo lo sguardo verso di lei che annuisce con la testa. Ricordavo di aver sentito la storia di suo fratello che era stato curato all’Ospedale St. Luc Field.  Parliamo ancora un po’, e scopro che Louila ha 36 anni, un bimbo di 13 anni e la bimba di 1 anno. Aspetta ora il suo terzo figlio per Novembre e ha fatto 5 ore di autobus da casa sua a Miragoane per fare il controllo del 6° mese nel Reparto Maternità. “5 ore andata e 5 ore ritorno?” chiedo, e lei annuisce.

“Perchè?” le chiedo. E’ una domanda alla quale potrei rispondere da sola – in base a una ricerca delle Nazioni Unite, già prima del terremoto,  1 donna su 44 moriva durante la gravidanza o il parto, facendo di Haiti il posto più pericoloso per la maternità nell’emisfero occidentale.
” Recandosi al Reparto Maternità per i controlli periodici, Cadet Louila aumenta esponenzialmente le possibilità di non essere la sfortunata delle 44 donne appena citate.
Ma ho piacere di sentire il suo ragionamento e lei è contenta di parlarne.

“Al St. Damien,” sorride, dando la sua risposta come fosse la più ovvia del mondo, “anche se sei povero non ti fanno morire”.