L’esperienza nelle cliniche mobili e all’ospedale St. Damien, marzo 2010. Di Giangiacomo Nicolini, pediatra di Belluno, appena ritornato da Port au Prince


Sono partito per Haiti convinto di essere un po’ egoista, consapevole che quanto avrei potuto dare in 15 giorni di permanenza sarebbe sicuramente stato meno di quanto avrei ricevuto. E le forti aspettative non sono state disattese; l’esperienza è stata incredibile, nonostante le difficoltà che il popolo haitiano sta vivendo.  Ho vissuto quotidianamente negli slum, a Delmas, dove prosegue l’esperienza delle cliniche mobili. Partiamo al mattino, insieme a Sophie, collega pediatra, a Richard, studente haitiano che frequenta l’ultimo anno di Medicina, e ad alcuni traduttori al momento nominati infermieri e tuttofare, per recarci in una delle tante tendopoli sorte dopo il terremoto del 12 gennaio scorso.  Ogni giorno, quando arriviamo, si forma una lunga colonna di persone, madri con in braccio bambini, e adulti, in attesa di ricevere il loro numero per essere visitati o per farsi medicare le ferite che il terreno aspro procura.


Poi iniziamo a visitare, sotto il sole e l’umidità che nei giorni in cui eravamo là sono stati dei compagni di viaggio davvero difficili da sopportare; le patologie che incontriamo più di frequente sono le infezioni intestinali, con molti bimbi che vomitano ed hanno diarrea, la malnutrizione (a Port au Prince il 25% dei piccoli è denutrito) e le infezioni cutanee, come la scabbia, dovute alle scarsissime condizioni igieniche cui si deve fare fronte in questo periodo.

Per fortuna, ancora non è giunta la stagione delle piogge, che, temo, porterà l’inizio di nuove e pericolose epidemie; abbiamo visto  sporadici casi di malaria, ma quando le tendopoli diverranno zone paludose a causa delle piogge si assisterà inevitabilmente a nuove emergenze sanitarie. Il pomeriggio rientriamo, e nella Guest House del Saint Damien, ancora adibita a ricevere i volontari che si alternano in questo periodo, incontro tanti volti stanchi ma felici, di bellissime persone che per tutta la giornata hanno donato il loro sorriso e la loro competenza ai piccoli angeli del St.Damien e nelle cliniche mobili. Gli incontri alla Guest House sono uno dei momenti che più aspetti, la sera, non solo per scambiare pareri professionali su quanto si è fatto, ma perché sono gli attimi in cui si percepisce intensamente di essere tutti insieme, con le nostre enormi diversità (ci sono medici, infermieri, tecnici ortopedici, fisioterapisti che provengono da Canada, Italia, Germania, Stati Uniti, Cecoslovacchia e altri Paesi), per un unico scopo; ecco allora che il sentirsi inutili, gocce nell’oceano o egoisticamente soli in quello che si fa si trasforma nella consapevolezza di essere in realtà  gocce nello stesso bicchiere d’acqua.

Ognuno, ovunque si trova, con la propria specificità, può contribuire a questa esperienza, vissuta in un Paese dove miseria si è aggiunta a miseria preesistente, ma dove personalmente non sono riuscito ad incontrare un solo volto triste, o non accogliente; la vita è ripresa, e Haiti ce la vuole fare …