La testimonianza di Maria Chiara, volontaria, mamma di Giovanni ma anche di Alexander, il piccolo haitiano ricoverato al Buzzi

Il 18 gennaio, 6 giorni dopo il sisma,  sono partita in urgenza per Haiti con uno dei team di emergenza . Una decisione veloce e dibattuta: ho un bambino piccolo di 15 mesi , in pochi minuti ho dovuto ponderare la mia scelta e organizzarmi. Ho sentito di dover andare.
Ho avuto l’appoggio incodizionato della mia famiglia e già il giorno 19 gennaio, dopo un lungo viaggio, sono giunta presso il nostro Ospedale N.P.H. Saint Damien di Port au Prince.
Tra i tanti viaggi in questi anni,  questo è stato per me il più importante e denso di sentimenti. Si potrebbe credere perchè ho visto Haiti con gli occhi della tragedia, della sofferenza, e invece no è perchè ho visto Haiti con gli occhi di mamma. E’ stato il mio primo viaggio dalla nascita di Giovanni.

Tanto è il lavoro da fare sul posto sia per l’emergenza, l’accoglienza, il coordinamento degli aiuti che per la ricostruzione: Padre Rick, Gena, Nebez stanno iniziando insieme ai nostri team volontari italiani nuovi progetti: il centro nascita, il centro protesi, i day camp per l’accoglienza diurna dei bambini degli slums..

Quello che è cambiato in me è che non ho piu’ solamente pensato al sostegno ai tanti, ma al singolo. Ho capito cosa voleva dire Padre Wasson, il fondatore di N.P.H. nel 1954, quando parlava di “un bambino alla volta”. E’  l’attenzione all’essere umano, bambino, alla mamma, alla storia di vita di ognuno che conta. Siamo ad Haiti per nuovi grandi progetti di salvezza e di sviluppo per il bene comune, per tutti ma anche per ognuno di loro. Un volontario di lunga permanenza , una persona straordinaria , si chiama Conan, mi ha detto: ” it is all about love”. E’ cosi: è amore incondizionato puro, lì presso il nostro Ospedale. tante persone da posti lontani, di lingue e culture diverse si incontrano e c’è tanto lavoro, comunione di intenti e di spiriti.
E’ come se chi doveva esserci c’era, attirato dalla presenza di Dio e dal fare dell’uomo. Durante il periodo ad Haiti ho conosciuto il piccolo Alexander. Alexander mi ha colpito per i suoi sorrisi, la sua dolcezza e perchè, a differenza dei bambini della sua età – ha circa tre anni – non aveva voglia di correre e giocare, ma solo di essere cullato, tanta la voglia di mamma.

Un team di medici ha valutato la situazione clinica di Alexander  come critica. E così è stato portato in Italia in urgenza dalla Croce Rossa Italiana qualche giorno fa. A Milano i volontari della Fondazione Francesca Rava lo hanno accolto, e con grande pazienza  e dedizione, lo accudiscono giorno e notte. Alexander dopo qualche giorno di grande sofferenza per le cure e per il grande cambiamento, inizia a riconoscere le volontarie e accenna un timido sorriso.
Mio marito Luca mi ha detto: ” hai un figlio a casa e uno in ospedale”. E’ così per me e per tutti noi che amiamo già questi bambini come i nostri figli. “Haiti” è il nostro figlio in ospedale, non posso dimenticare.

Maria Chiara Roti, volontaria, 23 Febbraio 2010