Un Uovo per Haiti: per Pasqua scegli per tempo i nostri prodotti solidali per aziende e privati.

Per Pasqua scegli con il cuore i nostri doni per aziende e privati: colombe, uova di cioccolato e tante sorprese in aiuto al reparto di maternità dell’Ospedale pediatrico Saint Damien in Haiti, che ogni anno assiste oltre 80.000 bambini.

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Per informazioni: pasqua@nph-italia.org, 02.54122917

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Daniele, tecnico di radiologia medica, da Natale è in Haiti per affiancare il team di St. Luc

Daniele, 33 anni, è un tecnico sanitario di radiologia medica di Prato laureatosi all’Università di Firenze che da gennaio e fino ad aprile affiancherà lo staff di radiologia dell’Ospedale St. Luc in Haiti.

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Sono in Haiti da circa un mese e ormai mi sono abituato ai ritmi di vita di questo paese. Sono venuto qui per poter svolgere la mia professione di Tecnico di radiologia medica sia in ambito clinico, effettuando quotidianamente esami radiologici di Tac e di Rx, sia per dare un supporto formativo al personale locale dell’Ospedale St Luc.

Il reparto in cui mi trovo, ovvero la radiologia, nonostante le generali difficoltà che si possono incontrare in un paese come Haiti, offre un servizio molto efficiente alla popolazione. I ragazzi che ci lavorano non hanno un titolo universitario ma hanno seguito dei seminari di formazione che permettono loro di svolgere il lavoro con un ottimo livello di professionalità.

La mia attività sotto il profilo della formazione non è mirata ad insegnare “come si lavora”, i ragazzi sono bravi in quello che fanno e hanno anche qualche anno di esperienza alle spalle. L’aiuto che credo di potergli dare è quindi più teorico che pratico.

Le giornate lavorative scorrono bene, normalmente ci dividiamo i compiti con il tecnico di turno, dato che hanno solamente una sala diagnostica: una persona inserisce i dati nel computer mentre l’altra svolge l’esame in modo da ottimizzare i tempi.

Le patologie che si incontrano al St Luc sono le più disparate, ma una particolare attenzione è sempre rivolta ai disturbi polmonari e cardiaci. All’interno della struttura è presente anche un reparto dedicato alla reidratazione dei pazienti affetti da colera.

In questi giorni mi sto adoperando molto per cercare di sensibilizzare su  un argomento come la radioprotezione, sia del paziente che del personale, sempre molto attuale in Italia e nel resto del mondo, fondamentale per prevenire i rischi derivanti da esposizione a radiazioni. Abbiamo pianificato degli incontri attraverso i quali spiegherò loro l’importanza della protezione dalle radiazioni, soprattutto nei casi in cui l’esame sia rivolto a pazienti giovani e donne in età fertile.

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L’ospedale è dotato di un tubo a raggi-x portatile ed una Tac per Encefalo che permettono lo svolgimento di una notevole varietà di esami. Sul territorio non è così semplice trovare strutture con macchine altamente tecnologiche, questo rende l’ospedale St Luc un punto di riferimento sia per la popolazione che per i medici esterni alla struttura. Nonostante l’indagine diagnostica Tac sia un esame non proprio economico, l’amministrazione dell’ospedale viene sempre incontro ai pazienti esterni con forti agevolazioni sul prezzo. In molti casi l’esame viene svolto quasi in forma gratuita.

Oltre al Saint Luc ho avuto modo di vedere anche il reparto di radiologia dell’Ospedale Saint Damien, dove ho potuto constatare l’efficienza dei macchinari che utilizzano, donati dall’Italia e la grande funzionalità di tutta la struttura ospedaliera.

Dal punto di vista professionale è un’esperienza che consiglio vivamente. Qui ad Haiti si riesce a capire l’importanza della nostra professione correlata alla prevenzione e l’individuazione tempestiva di patologie importanti, ed anche la sua versatilità; a volte non è necessaria una tecnologia di altissimo livello per ottenere dei risultati diagnostici degni degli standard Europei.

Oltretutto un’esperienza come questa permette di entrare in contatto con team di medici provenienti da molti paesi. Tutte le persone che ho conosciuto hanno un grande spirito di adattamento e dimostrano ogni giorno quanto amino la propria professione.

Il fine settimana e nei momenti in cui non si lavora capita spesso di passare del tempo sia con i bambini che con i ragazzi più grandi (partite di calcio o di pallavolo).

Sto passando dei bei giorni, sempre molto intensi e che scorrono veloci, forse anche troppo.”

Daniele

Per maggiori informazioni sull’attività di Saint Luc: stlukehaiti.org

Il tuo 5×1000 per l’Ospedale pediatrico Saint Damien in Haiti: con la tua firma puoi salvare la vita di un bambino

Dona il tuo 5×1000 per salvare migliaia di bambini all’Ospedale Pediatrico Saint Damien in Haiti.

In Haiti 1 bambino su 3 muore prima dei 5 anni per malnutrizione e malattie curabili.

L’Ospedale Pediatrico N.P.H. Saint Damien ogni anno assiste gratuitamente 80.000 bambini con il suo staff tutto haitiano, formato grazie a gemellaggi con ospedali italiani e attrezzature d’avanguardia. Dona il tuo 5×1000 alla Fondazione Francesca Rava – NPH Onlus, si trasformerà in cure e salvezza per migliaia di piccoli pazienti.

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Ricordati di inserire nella tua dichiarazione dei redditi (nel riquadro per il sostegno agli enti di volontariato) il nostro C. F. 97264070158, un gesto che non ti costa nulla ma per noi importantissimo.

Da Haiti una storia da Padre Rick: il piccolo James e il male.

“Cari amici,

negli ultimi giorni sono stato costretto a ricordare una storia inquietante, difficile da capire quando ero bambino. Una legione di demoni lascia in pace un uomo indemoniato per fiondarsi su un gruppo di maiali che, dopo essersi gettati da una scogliera, muoiono in mare.

La morale della storia è che i demoni sono parassiti: hanno bisogno di vivere da qualche parte. Lasciano una vittima solo per andare da un’altra. I demoni non sono nulla se presi singolarmente. Questa è una descrizione essenziale del male. Le opzioni sono due: o i maiali erano molto intelligenti, oppure i loro sensi erano stati alterati in qualche modo. Sono stati abbastanza intelligenti da cercare di liberarsi dei demoni, ma stupidi nel modo in cui l’hanno fatto perchè si sono liberati non solo dei demoni, ma anche di loro stessi? Oppure sono stati in qualche modo dirottati dai loro invasori? Infatti, esistono parassiti che si impadroniscono della ragione delle loro prede, che sono poi costrette ad uccidersi.

Lo scrittore di questa inquietante storia è Gesù. La parte peggiore del racconto è quella prima dei maiali: Intanto giunsero all’altra riva del mare. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato, perché aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse verso di lui, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Questo povero uomo viveva tra i morti, urlando, lamentandosi e spaventando chiunque passasse di lì. Ad un certo punto la sua forza era talmente amplificata dal male che non poteva più essere trattenuto. Almeno fino all’arrivo del bene.

Questa è una lettera che mi è stata inviata e che mi ha permesso di ricordare questa storia: “Caro Padre Rick, vorrei raccontarti di James, un bambino afflitto da seri disturbi mentali. All’Ospedale generale dove era stato abbandonato si è cavato entrambi gli occhi e vuole strappare tutto ciò che è rimasto. La ferita che si è provocato è sanguinosa e probabilmente infetta a causa delle mosche e di altri insetti che si sono raggruppati all’interno delle cavità sanguinanti. Sembra abbia disturbi neurologici, probabili crisi epilettiche e sembra soffrire molto. La domanda che volevo porti è: pensi che all’Ospedale St. Damien potrebbe ricevere cure ed essere visitato da un neurologo? Oltre agli occhi, ha cominciato anche a mangiarsi le labbra e a strapparsi i denti. Ovviamente ha una profonda mancanza di amore e tenerezza, ma questo non spiega il suo desiderio di autolesione.

Quando James è stato trasferito nel nostro ospedale ci siamo accorti che non aveva gli occhi a causa di una mancanza di vitamina A; si gratta gli occhi perché sono secchi e infettati. Si morde le labbra solo quando è nel mezzo di una crisi epilettica. Quando guardi nelle sue cavità ottiche vuote, quando si sta contorcendo e urlando mentre il sangue sgorga dalla sua bocca, assomiglia a una persona costretta a vivere rinchiusa nella tomba del proprio autismo, tormentata da forze che lo sovrastano (anche se queste forze sono percorsi neurologici distorti). Una persona che si trovava nelle vicinanze durante una sua crisi ha suggerito, in modo molto pragmatico, che questo non era un bambino per cui valeva la pena di lottare. Io non condivido questa opinione. Credo forse che James sia posseduto? La vera domanda da porsi è: c’è un lato positivo a quello che gli sta accadendo? Sicuramente no. E questa è, in ogni caso, una risposta incompleta. Di sicuro James è affetto da una qualche sindrome, circa la quale abbiamo fatto molte ricerche e abbiamo qualche idea. Di sicuro necessita medicinali per le sue crisi. Ha bisogno di amore e di compagnia. Ha bisogno di lavarsi ogni giorno le cavità oculari, di mettersi delle creme in modo da limitare il prurito, di tagliarsi le unghie in modo da tenerle sempre corte e che le sue braccia siano trattenute in ogni momento. Ma come tutto ciò è evidente, lo è anche il fatto che il male è un parassita.

Il male agisce in modo da peggiorare le cose brutte e da annullare il legame di solidarietà umana nato dalla compassione. Durante la messa serale abbiamo pregato per James con antichissime preghiere per costringere il male a lasciarlo in pace. Ora James è tranquillo, è passato dal sembrare e dal comportarsi come uno zombie al comportarsi come un amabile bimbo. La vita umana è rimasta uguale da centinaia di anni fa fino ad oggi. Ma fortunatamente è rimasto uguale anche il nostro Signore Provvidenziale.”

DONA IL TUO 5×1000 PER L’OSPEDALE SAINT DAMIEN IN HAITI

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2 Febbraio, presentazione dei prossimi campus di lavoro volontario nelle Case orfanotrofio in America Latina

SCARICA QUI LA BROCHURE INFORMATIVA SUI CAMPUS

SCARICA IL MODULO PER PARTECIPARE (i moduli di partecipazione ai campus estivi 2015 devono pervenire entro e non oltre il 15 marzo 2015).

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Vi aspettiamo lunedì 2 febbraio alle 18.45, presso lo spazio Fondazione (viale Premuda 38/a a Milano) per il nuovo incontro di presentazione dei prossimi campus estivi nelle Case orfanotrofio NPH per studenti (dai 14 anni in su), professionisti e famiglie attraverso le testimonianze di chi ci è già stato e dei volontari della Fondazione.

Per confermare la propria presenza all’incontro: chiara.delmiglio@nph-italia.org, 02 54122917.

CAMPUS DI VOLONTARIATO DI 2 SETTIMANE

È una forma di volontariato che prevede un soggiorno di 2 settimane in una delle Case N.P.H. durante le quali i volontari possono dare il proprio contributo nella gestione della Casa (es. cucina, orto, giardino, falegnameria, manutenzione…) e aiutare nelle attività di animazione in base alle proprie capacità (es. danza, pittura, musica, teatro, corsi di lingua, sport, etc…).

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I Campus di volontariato sono adatti a tutti: famiglie, liceali, universitari e imprese (team building).

I volontari, totalmente immersi nella vita della Casa ospitante, hanno l’opportunità di conoscere un nuovo mondo e vivere un’esperienza di completa condivisione con i bambini e ragazzi di tutte le età accolti presso le Case Orfanotrofio N.P.H., portando concreto aiuto.

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REQUISITI NECESSARI

Età minima 14 anni (minori solo se accompagnati dai genitori), amore per i bambini e voglia di fare, flessibilità, doti comunicative e apertura a nuove esperienze, voglia di apprendere, umiltà e rispetto nei confronti del personale e della cultura del Paese ospitante, disponibilità di 2 settimane, partecipazione agli incontri informativi in Fondazione.

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SPESE A CARICO DEL VOLONTARIO
Volo aereo, assicurazione medica, vitto e alloggio e contributo per spese varie,
(es: pick up per e da aeroporto), quota di iscrizione (180 Euro) da versare al momento dell’adesione.

PROSSIME PARTENZE (solo nel caso in cui si raggiunga il numero minimo di 6 partecipanti):

CASA NPH Repubblica Dominicana

dal 13 al 26 giugno

CASA NPH Bolivia

dal 4 al 17 luglio

CASA NPH Nicaragua

dall’1 al 15 luglio

CASA NPH Haiti

dal 18 luglio al 31 luglio e dal 1 al 15 agosto

CASA NPH Guatemala

dall’8 al 21 agosto

Serena, giovane specializzanda in ostetricia e ginecologia della provincia di Como, fino a metà marzo affiancherà lo staff locale dell’Ospedale Pediatrico Saint Damien in Haiti

Serena, 29 anni, della provincia di Como, da ottobre sta svolgendo un tirocinio obbligatorio affiancando lo staff locale del reparto di maternità dell’ospedale pediatrico in Haiti.

LEGGI L’ARTICOLO USCITO SU LA PROVINCIA DI COMO:   20150122_LaProvincia_OspedaleSaintDamien

Sono ormai arrivata a metà della mia esperienza qui ad Haiti e il tempo sembra volare sempre di più. Ogni giorno c’è qualcosa da fare e di certo non si ha il tempo di annoiarsi. Sono partita come specializzanda di Ostetricia e Ginecologia per lavorare presso l’ospedale pediatrico NPH Saint Damien.  Lavorarando qui sto imparando tanto ed è un continuo scambio di idee e opinioni che ti fa aprire la mente e il cuore.

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La maternità del S. Damien è un reparto maternità ad alto rischio, dove le donne che vengono ricoverate hanno quasi tutte una patologia e arrivano per lo più in urgenza. Affrontare queste situazioni non è sempre semplice, in quanto in Italia il lavoro è molto differente. Allo stesso tempo è un ambiente stimolante, che ogni giorno ti pone davanti a nuove sfide.

IMG_8843WP_20141230_001La mia esperienza non si ferma a livello professionale, perché al di fuori dell’ospedale c’è un mondo che ti regala esperienze uniche e irripetibili, coinvolgendoti in maniera pressoché totale. I bambini di Fwal ti regalano ogni volta sorrisi veri e emozioni uniche. Ti insegnano come essere felici pur non avendo nulla. Qui si impara ad apprezzare veramente quello che si ha e in Italia, invece, si da per scontato. Con i ragazzi di Don Bosco si è instaurato un bellissimo rapporto: con loro è come uscire la sera con gli amici, si parla, si ride e si scherza.IMG_1652

E poi ci sono tutti i volontari di Villa Francesca, che è diventata da subito la mia seconda casa, che sono persone splendide. Qui ad Haiti si instaurano dei rapporti profondi in pochissimo tempo, perché tutte le emozioni sono più forti.

Un grazie speciale a Silvia, l’ostetrica che lavora con me, un’amica splendida, che mia ha aiutato tantissimo nel mio arrivo qui, dalla lingua all’introduzione in questo mondo così diverso ma speciale allo stesso tempo.”

Serena

Diamoci una mano, prendendoci per mano. Campus di volontariato di Natale: 14 volontari da tutta Italia per vivere e condividere emozioni, abbracci, sorrisi, lacrime e collaborazione con i bambini di NPH Haiti.

Nel mese di dicembre, 14 volontari provenienti da tutta Italia hanno trascorso le loro vacanze in Haiti prendendo parte al campus di lavoro volontario nei progetti della Fondazione Francesca Rava.

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Questi i primi racconti:
Haiti è il paese delle contraddizioni dove la vita e la morte coesistono, dove la speranza non muore mai e dove i progetti si concretizzano sotto i nostri occhi. Ho vissuto Haiti ormai tre volte e ogni volta mi sorprende!
Ho vissuto la mia seconda esperienza ad Haiti nel campus di agosto, quando ho incontrato i bambini assistiti con il progetto Kay St.Simon: undici bimbi disabili abbandonati da tutti e accolti solo da padre Rick. Quell’incontro mi aveva sconvolto perchè mi ero resa conto di come quei bimbi, fino a quel momento, non avevano mai incontrato amore. Mi sono entrati nel cuore e non riuscivo a staccarmi da loro.
Quando sono rientrata in Italia ho capito che dovevo e potevo far qualcosa per cambiare la loro condizione di abbandono.
Qualsiasi piccola donazione arrivata in Fondazione a loro nome è bastata per smuovere la loro triste esistenza e nel giro di soli due mesi grazie alla generosità di molti, oggi quei bimbi hanno trovato una vita più dignitosa presso l’Ospedale pediatrico St.Damien.
Sono ritornata ad Haiti il più presto possibile ed il campus di dicembre mi ha dato la gioia di star con loro ogni giorno e vedere enormi progressi e condizioni di vita più dignitose.
Grazie agli aiuti ricevuti la Fondazione Francesca Rava sta ristrutturando alcune stanze della Baby House St.Anne e ho potuto vedere come i lavori proseguono velocemente, per accoglierli al più presto.
Negli ultimi giorni del campus, ho anche avuto la possibilità di accompagnare quotidianamente i bimbi, a turni di tre o quattro, presso il centro di riabilitazione Kay St. Germaine, dove personale specializzato si prende cura di loro già sin da ora. Cure che si intensificheranno non appena tutti gli undici bimbi troveranno sistemazione nella Baby House NPH.
Gena, direttrice dei programmi NPH di riabilitazione mi ha assicurato che si prenderà cura di loro.
Continuiamo ad aiutare Haiti: il nostro aiuto è più che mai prezioso per sostenerei i vari progetti e cure specifiche
.”
Silvia

DSC_0472 (600 x 399)DSC_8531 (600 x 399)Nell’inferno di Haiti ho trovato il Paradiso! La puzza nelle strade è svanita al profumo dei bimbi.
Il profumo dei bambini. Ognuno di loro ha un profumo. Diverso uno dall’altro
.

L’abbraccio è stato il gesto che ho usato di più ! Il loro sudore è un profumo che non dimenticherò mai. Il profumo dei loro sorrisi e dei loro sguardi. Il profumo della polvere posata sulla loro pelle. Con l’abbraccio ho conosciuto più a fondo il loro cuore. Il loro cuore è una dolce musica. Il ritmo scandito delle loro danze. Il sangue caldo che scorre e attraversa il loro petto confondendosi col mio. Vorrei regalare la possibilità di fargli scoprire che la loro condizione può cambiare. Jonathan, il gabbiano, mi ha insegnato a volare alto! I bambini di Haiti già lo sanno e si buttano in mare senza saper nuotare! Sono bellissimi! Sono la poesia mai scritta! Tutto ciò che di bello si possa immaginare. Il futuro di Haiti è nelle mani di questi bimbi. Le sapranno usare. Sono sicuro. Con la stessa forza con la quale ti abbracciano stretto senza mollarti un istante. Io ho insegnato poco loro. Loro hanno insegnato tutto a me! Ne ero sicuro fin dalla mia partenza. Riuscire a parlare e cantare con una bimba sordomuta la cosa più bella che potesse capitarmi. Grazie! Essere spinto su una carrozzina da un bimbo disabile il gioco più bello che mi sia mai riuscito. Ridevamo, e poi ci abbracciavamo. Mi mancherai bimbo.
Poi la mia lacrima asciugata dai dito di un bimbo del reparto oncologico del St. Damien. Piangerò ancora e mi mancherà immensamente quella manina.
Porterei tutti questi bambini in tutti i mari del mondo e correrei con loro in tutte le spiagge. Farei visitare loro tutte le montagne piene di neve e percorrerei sentieri di fiori giocando con aquiloni colorati. Mangerei con loro piatti di spaghetti e dolci di cioccolato. Poi li porterei ad ascoltare la musica, a vedere film e insegnerei loro a sognare e a volare sempre più in alto e ad usare il vento e le onde. Proprio come Jonathan !
Si può fare. Basta cominciare e fare la propria parte. Loro la fanno già! Ci hanno intenerito il cuore e ci hanno fatto innamorare affinché possiamo aiutarli. Il dono più grande è il loro sorriso e la loro mano tesa.
La forza del mio cuore grande non vi abbandonerà mai, bambini miei. Voi non abbandonate la preghiera e la vostra speranza. Vi amo e ve lo prometto…balleremo ancora !!!!

Fabio

DSC_0539 (600 x 399)Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per digerire e metabolizzare l’esperienza di Haiti, prima di poter essere in grado di esprimere quel groviglio di emozioni e sensazioni che mi sono portata dietro partendo da quell’isola speciale.
Durante la permanenza ad Haiti ho vissuto ogni giorno in modo quasi compulsivo, ritmi incalzanti emozionalmente, di giornate straordinarie lontane da qualsiasi realtà avessi potuto immaginare… Si, perché Haiti è questo, un paese, una popolazione unica e straordinaria. Potrei aggiungere anche giornate vissute come fossi sorda e cieca verso tutto ciò che sentivo, vedevo o facevo… Osservavo e vivevo di abbracci, sorrisi e gioia.. Di una fisicità travolgente da parte di tutti questi meravigliosi bambini senza però riuscire ad identificare ciò che stavo provando, in un paese piegato da una storia caratterizzata da anni di sofferenza e buio.
Ora a distanza di qualche giorno… con le lacrime agli occhi, posso dire che quello che mi porterò per sempre nel cuore è la gioia di vivere, la forza di partecipare alla fragilità della vita, affrontando la sofferenza, la morte, il dolore con una resistenza che hai nostri occhi, di popolazioni industrializzate ma molto fragili, sembra quasi sovrumana, ma in realtà è semplicemente l’essenza della vita
.

I bambini mi hanno insegnato che il bello della vita è la gioia di poter alzarsi e vivere ogni giorno intensamente, che ogni giorno deve essere degno di essere vissuto e non subito, nonostante il dolore, la vecchiaia e la morte. Ad Haiti se si riesce ad invecchiare si rimane sempre un po’ bambini! Gli occhi degli adulti sono innocenti, curiosi e gioiosi come quelli dei bambini o forse quelli dei bambini sono già adulti perché obbligati a crescere velocemente, ma comunque sempre pieni di gioia di vita!
Grazie a tutti, grazie ai bambini per l’esperienza vissuta ed un pensiero speciale a Padre Rich che attraverso le sue poche parole, i suoi gesti e sopratutto attraverso i suoi occhi, il suo sguardo è riuscito a trasmettermi molto di quello ho scritto
.”
Chiara

DSC_0439 (600 x 399)Sono tornata da poche ore da Haiti. In testa ho una gran confusione: voci, colori, rumori, odori, musiche, …ma appena chiudo gli occhi rivedo, uno ad uno, i volti (bellissimi!) dei bambini che ho incontrato, abbracciato, accarezzato o anche solo incrociato per un attimo.
E ripenso ai loro sorrisi, ai loro stranissimi nomi, alla loro voglia di correre e ridere, al loro bisogno di affetto e contatto fisico.
E ripenso all’instancabile Padre Rick, che lotta ogni giorno per dare dignità alla vita, e anche alla morte, alla serenità della messa del mattino, ricca di canti ed incenso, ai grandi occhi stanchi dei piccoli costretti in ospedale che si illuminano davanti ad un palloncino o una matita colorata…
E sono contenta di aver percorso con loro un pezzetto di strada!
Grazie a Chiara, per avermi aiutata a conoscere questo paese così difficile.
Grazie alla Fondazione Francesca Rava per avermi regalato questa grande opportunità
.”
Silvia.

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Quando ero un ragazzo si usava dire che ogni americano poteva ricordare esattamente dove era il giorno in cui era stato ucciso il presidente Kennedy. Era un modo di dire per indicare che in quel giorno tutto era cambiato.
Nella mia testa pensavo che per ogni haitiano dovesse valere la stessa regola riferita al giorno in cui è successa la ‘cosa’, il giorno in cui la terra ha tremato e nulla è stato più lo stesso. Invece in questi giorni (sono passati esattamente cinque anni) nessuna delle persone che ho incontrato sembrava poter ricordare quel momento.
E’ ancora troppo presto. Forse i segni di quello che è successo sono ancora così forti, così evidenti, sotto gli occhi ogni giorno, che non è ancora possibile parlarne come di qualcosa che appartiene passato, di cui si conserva la memoria ma che si è superato.
Il terremoto è ancora ad Haiti. Certo le macerie sono quasi sparite, sono sorti edifici nuovi, ponti e strade sono stati ricostruiti (almeno alcuni) ma il terremoto è ancora nella vita di ogni giorno.
E’ negli occhi di quelli che vivono ancora sotto una tenda -tantissimi- di chi da 5 anni non ha più nulla e per poter mangiare deve attendere un gesto di carità, nella carne degli amputati che non riavranno ciò che hanno perduto e che sono stati lasciati a sé stessi, nelle mamme che devono partorire senza alcuna assistenza, nei bambini che non hanno la fortuna di poter essere curati, o anche solo nutriti…P. Rick ci insegna che il terremoto ha portato anche frutti molto importanti: l’ospedale, le case, le scuole… tutti i programmi sono cresciuti ed oggi raggiungono più persone, e più lontane -anche nelle province- ma c’è ancora tantissimo da fare.
E invece ogni giorno ci accorgiamo che mancano i mezzi materiali per farlo. Mi ha molto colpito ascoltare la storia di una futura mamma che è arrivata all’ultimo momento S. Damien, sovraffollato- ma anche unica speranza per una gravidanza ad alto rischio come era la sua: lei ce la ha fatta, ma il suo bambino no, troppo tardi e troppi pazienti da assistere. Purtroppo questa è la triste realtà: mancano drammaticamente le risorse per fare quello che serve e sostenere chi lavora davvero, in prima fila ogni giorno.
Il futuro per Haiti non è roseo e si annunciano giorni difficilissimi, anche per la nuova instabilità politica e la grande instabilità sociale, ma non dobbiamo esitare perché, come ci viene testimoniato ogni volta che veniamo qui:

Michelangelo

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