“Haiti ti entra nel cuore e quando te ne vai ci lasci un pezzo di te”

La testimonianza di Donatella, giornalista, al rientro in Italia:

Quando l’aereo ha lasciato Port au Prince alla volta di Miami mi sono detta “Adesso devo prendere l’agenda e vedere quando posso tornare”. Perchè Haiti ti entra nel cuore e quando te ne vai ci lasci un pezzo di te.

Era tanto che volevo fare questo viaggio, poi quando ho cominciato a riprendermi dopo la mia malattia, contro il parere di molti, ho deciso: vado!

Non so quanto io sia riuscita a dare a tutti quei bambini che ho accarezzato, ascoltato, preso in braccio, imboccato ,fatto addormentare sulla mia spalla, o ai quali ho rivolto solamente un sorriso, ma so per certo quanto questi bambini abbiano dato a me.

Guardo e riguardo le foto, il video e rivivo l’emozione della prima volta che sono entrata all’Ospedale pediatrico Saint Damien, una struttura che colpisce per l’efficienza, la pulizia ma soprattutto per la speranza che riesce a infondere. Certo, i piccoli pazienti che sono ricoverati soffrono ma hai la certezza che sono nel posto migliore possibile. Perché il personale e i tanti volontari che in ogni modo si prodigano per alleviare i tanti problemi sono lì, per loro.

Una sensazione questa che ho avvertito in modo particolare quando sono entrata nella stanza dei pesci .Qui vivono  i bambini colpiti da malattie molto gravi. E anche quelli abbandonati in attesa che possano essere trasferiti alla Baby House. E’ lì che ho conosciuto Gerico, che gli occhi non li ha più, ma che percepisce il contatto fisico se fai come ti insegnano i volontari.

Oppure Bensinà, un cucciolo di 13 mesi della quale mi sono innamorata. Sembrava che aspettasse solo che qualcuno la tirasse su dal suo lettino, la prendesse in braccio e la portasse fuori all’aria aperta. Poi sorridendo si è addormentata sulla mia spalla con la manina che stringeva la mia maglietta. Quando ci ripenso, e succede spesso, ancora mi vengono le lacrime.

Perchè questi bambini aspettano solo che qualcuno gli dedichi un po’ di tempo, di affetto e poi, come per incanto, smettono di piangere o di lamentarsi sommessamente.

E poi che dire di quando ho conosciuto i nostri, perchè uno di loro è stato adottato da un gruppo di amici, bambini adottati a distanza? Il piccolo Tony alla Baby House e Raphael Jean che vive nell’orfanotrofio di Kenskoff, un luogo bellissimo a 1500 metri di altitudine?

Alla Baby House era in corso una festa e i nostri palloncini colorati, i piccoli doni, hanno reso il pomeriggio allegro e divertente. Abbiamo giocato, cantato, ballato. Che meraviglia sentirsi prendere per mano da quelle manine che non vorrebbero lasciarti più e ti portano in giro e ti mostrano il loro piccolo mondo.

Su Raphael Jean racconterò un piccolo episodio, sembra incredibile, ma Emanuela, responsabile dei progetti sanitari della Fondazione, ne è testimone. Quando siamo arrivati a Kenscoff che ospita altri bambini orfani o abbandonati ho subito chiesto dove potevo trovare Raphael Jean e così ho mostrato ad un bambino che poteva avere la sua età la scheda con il nome e la foto un po’ sbiadita perchè fotocopiata. So che è difficile da credere ma…era lui.

Sul Foyer Saint Louis, la struttura che ospita i ragazzi più grandi posso dire quanto sia stata colpita dall’educazione, dal rispetto di questi adolescenti così desiderosi di mostrare i loro libri, i compiti svolti,o quegli armadi dove in perfetto ordine conservano le loro poche cose.

E che gioia la Domenica delle Palme vedere le piccole signorinette cantare indossando quegli orecchini, quelle borsette, quei fermacapelli che i nostri figli avevano da anni messo da parte…

Deus ex macchina di tutto ciò, un uomo che finalmente sono riuscita a conoscere Padre Rick. Quando gli ho chiesto: ‘ma come riesce a fare tutto questo? la sua risposta e’ stata: ‘perché bisogna amare quello che si fa’.

Dalla sua voce, dai suoi gesti, dalla messa che celebra ogni mattina alle sette che poi è sempre un funerale di bambini, emana una forza e una serenità che sembra lenire ogni pena.

Un grazie ai miei compagni di avventura che hanno reso queste giornate così intense e grazie a tutti quelli che ho incontrato, anche per un attimo. Mi hanno fatto capire che il mondo dopotutto può essere molto meno peggio  di quello che a volte ci appare.

E grazie alla Fondazione Francesca Rava che ha a cuore il destino di un paese dove tanto, ma veramente tanto è stato fatto, ma tanto c’è ancora da fare. E questo è un invito per tutti.

Donatella

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“Il sole non tramonta mai, cambia solo orizzonte”: da Haiti il pensiero di Pasqua di Padre Rick

Cari Amici,

sono appena sceso dal tetto dell’ospedale pediatrico St Damien. Stavo lassù con piccolo coniglio morente tra le mani e la mia Bibbia. Il coniglietto, abbandonato dalla mamma, era molto disidratato e grazie ad un volontario ho seguito una veloce lezione su come salvarlo da uno shock. Ho provato di tutto, ma invano. Così sono salito con lui sul tetto in attesa della sua prossima fine (n.d.r., il coniglio nella tradizione americana è uno dei simboli della Pasqua).

Molto tempo fa avevo letto in una rivista dedicata alla natura, di una persona che facendo snorkeling era stata sorpresa da un incontro ravvicinato con un delfino. Un incrocio di sguardi e l’autore sentì che l’occhio infinito di Dio lo stava guardando attraverso questa meravigliosa creatura.

Qualcosa di simile mi è successo con il coniglietto. Durante il mio tentativo di salvataggio, i nostri sguardi si sono incrociati e ho sentito che tutto il creato mi stava guardando attraverso gli occhi del coniglietto morente. Non mi sembrava giusto lasciarlo morire solo; più naturale tenerlo con me fino alla fine, mentre leggevo la Bibbia e guardavo il sole tramontare. Il simbolo della primavera, morente, tra le mani di un prete che invecchia.

Dai piani di sotto ho sentito lo straziante lamento di una mamma. La veglia sulla figlia morente era appena terminata.

Il tramonto, gli ultimi respiri della piccola creatura nella mia mano e la terribile perdita subita da questa madre sono accaduti  allo stesso tempo. Sono sceso per dare alla madre il conforto inutile delle mie parole e per chiudere gli occhi di sua figlia.

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Padre Rick Frechette _  Ph. Giles Ashford

Se l’Avvento e il Natale hanno una tendenza naturale a portarci verso la gioia, la Quaresima e la Settimana Santa portano il nostro sguardo verso il dolore. Durante tutte le liturgie della Quaresima, non possiamo non domandarci se la Resurrezione sia possibile e cosa potrebbe realmente significare.
La Resurrezione di Cristo è stata rappresentata come il levar del sole. Per secoli le Chiese cattoliche furono costruite con l’altare volto ad est. Eppure la gioia pasquale non fa miracoli, cambiando e sanando la vita in un istante, in modo da non avere più bisogno di questo ospedale, della nostra casa per bambini orfani o in disperato bisogno, del nostro centro di riabilitazione per aiutare i bambini disabili a superare incredibili svantaggi fisici e mentali.
L’immagine della Resurrezione è l’immagine del sole che si sforza di spuntare: il sole che manda raggi sparsi attraverso le pesanti nuvole di una mattinata di temporale, o che illumina il pallido cielo invernale che minaccia neve, il sole che cerca di spuntare rappresenta un mondo che si sforza di risollevarsi.

È facile vedere la luce nei bambini che arrivano nelle nostre Case NPH dopo rovine e disagi, che mostrano tanta forza quando si sforzano di resistere. È facile vederla nei bambini assistiti nei centri di riabilitazione dal nostro staff, che condivide con loro apprensioni e incoraggiamento, pazienza e speranza: i primi passi dopo che le gambe sono state colpite dalla malattia o da una tragedia.

È facile vedere la luce del sole che filtra, nei bambini del nostro ospedale che lottano per respirare, per vivere, nelle mamme che lottano al loro fianco in questa battaglia. La vita che, nonostante tutto, si sforza pienamente e sempre. Questo è un grande motivo di gioia.
Anche quando ci sentiamo tristi,  vuoti e inutili, siamo proprio come il sole che cerca di brillare se viviamo il significato più profondo della fede: siamo pienamente vivi quando diamo noi stessi perché altri possano vivere.
Il sole, in realtà, non tramonta mai. Cambia solo orizzonte.106

Ringraziamo insieme Dio per la luce della fede, il potere della speranza, la gioia dell’amore.

Cerchiamo di essere capaci di vedere, ciascuno negli occhi degli altri e di tutte le creature, almeno una volta, lo splendore dell’eternità. “

Padre Rick, medico, direttore da 28 anni di NPH in Haiti.

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Il ricavato per il reparto di maternità e neonatologia dell’Ospedale Saint Damien in Haiti.

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Daniele, tecnico di radiologia medica, da Natale è in Haiti per affiancare il team di St. Luc

Daniele, 33 anni, è un tecnico sanitario di radiologia medica di Prato laureatosi all’Università di Firenze che da gennaio e fino ad aprile affiancherà lo staff di radiologia dell’Ospedale St. Luc in Haiti.

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Sono in Haiti da circa un mese e ormai mi sono abituato ai ritmi di vita di questo paese. Sono venuto qui per poter svolgere la mia professione di Tecnico di radiologia medica sia in ambito clinico, effettuando quotidianamente esami radiologici di Tac e di Rx, sia per dare un supporto formativo al personale locale dell’Ospedale St Luc.

Il reparto in cui mi trovo, ovvero la radiologia, nonostante le generali difficoltà che si possono incontrare in un paese come Haiti, offre un servizio molto efficiente alla popolazione. I ragazzi che ci lavorano non hanno un titolo universitario ma hanno seguito dei seminari di formazione che permettono loro di svolgere il lavoro con un ottimo livello di professionalità.

La mia attività sotto il profilo della formazione non è mirata ad insegnare “come si lavora”, i ragazzi sono bravi in quello che fanno e hanno anche qualche anno di esperienza alle spalle. L’aiuto che credo di potergli dare è quindi più teorico che pratico.

Le giornate lavorative scorrono bene, normalmente ci dividiamo i compiti con il tecnico di turno, dato che hanno solamente una sala diagnostica: una persona inserisce i dati nel computer mentre l’altra svolge l’esame in modo da ottimizzare i tempi.

Le patologie che si incontrano al St Luc sono le più disparate, ma una particolare attenzione è sempre rivolta ai disturbi polmonari e cardiaci. All’interno della struttura è presente anche un reparto dedicato alla reidratazione dei pazienti affetti da colera.

In questi giorni mi sto adoperando molto per cercare di sensibilizzare su  un argomento come la radioprotezione, sia del paziente che del personale, sempre molto attuale in Italia e nel resto del mondo, fondamentale per prevenire i rischi derivanti da esposizione a radiazioni. Abbiamo pianificato degli incontri attraverso i quali spiegherò loro l’importanza della protezione dalle radiazioni, soprattutto nei casi in cui l’esame sia rivolto a pazienti giovani e donne in età fertile.

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L’ospedale è dotato di un tubo a raggi-x portatile ed una Tac per Encefalo che permettono lo svolgimento di una notevole varietà di esami. Sul territorio non è così semplice trovare strutture con macchine altamente tecnologiche, questo rende l’ospedale St Luc un punto di riferimento sia per la popolazione che per i medici esterni alla struttura. Nonostante l’indagine diagnostica Tac sia un esame non proprio economico, l’amministrazione dell’ospedale viene sempre incontro ai pazienti esterni con forti agevolazioni sul prezzo. In molti casi l’esame viene svolto quasi in forma gratuita.

Oltre al Saint Luc ho avuto modo di vedere anche il reparto di radiologia dell’Ospedale Saint Damien, dove ho potuto constatare l’efficienza dei macchinari che utilizzano, donati dall’Italia e la grande funzionalità di tutta la struttura ospedaliera.

Dal punto di vista professionale è un’esperienza che consiglio vivamente. Qui ad Haiti si riesce a capire l’importanza della nostra professione correlata alla prevenzione e l’individuazione tempestiva di patologie importanti, ed anche la sua versatilità; a volte non è necessaria una tecnologia di altissimo livello per ottenere dei risultati diagnostici degni degli standard Europei.

Oltretutto un’esperienza come questa permette di entrare in contatto con team di medici provenienti da molti paesi. Tutte le persone che ho conosciuto hanno un grande spirito di adattamento e dimostrano ogni giorno quanto amino la propria professione.

Il fine settimana e nei momenti in cui non si lavora capita spesso di passare del tempo sia con i bambini che con i ragazzi più grandi (partite di calcio o di pallavolo).

Sto passando dei bei giorni, sempre molto intensi e che scorrono veloci, forse anche troppo.”

Daniele

Il tuo 5×1000 per l’Ospedale pediatrico Saint Damien in Haiti: con la tua firma puoi salvare la vita di un bambino

Dona il tuo 5×1000 per salvare migliaia di bambini all’Ospedale Pediatrico Saint Damien in Haiti.

In Haiti 1 bambino su 3 muore prima dei 5 anni per malnutrizione e malattie curabili.

L’Ospedale Pediatrico N.P.H. Saint Damien ogni anno assiste gratuitamente 80.000 bambini con il suo staff tutto haitiano, formato grazie a gemellaggi con ospedali italiani e attrezzature d’avanguardia. Dona il tuo 5×1000 alla Fondazione Francesca Rava – NPH Onlus, si trasformerà in cure e salvezza per migliaia di piccoli pazienti.

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Ricordati di inserire nella tua dichiarazione dei redditi (nel riquadro per il sostegno agli enti di volontariato) il nostro C. F. 97264070158, un gesto che non ti costa nulla ma per noi importantissimo.

Da Haiti una storia da Padre Rick: il piccolo James e il male.

“Cari amici,

negli ultimi giorni sono stato costretto a ricordare una storia inquietante, difficile da capire quando ero bambino. Una legione di demoni lascia in pace un uomo indemoniato per fiondarsi su un gruppo di maiali che, dopo essersi gettati da una scogliera, muoiono in mare.

La morale della storia è che i demoni sono parassiti: hanno bisogno di vivere da qualche parte. Lasciano una vittima solo per andare da un’altra. I demoni non sono nulla se presi singolarmente. Questa è una descrizione essenziale del male. Le opzioni sono due: o i maiali erano molto intelligenti, oppure i loro sensi erano stati alterati in qualche modo. Sono stati abbastanza intelligenti da cercare di liberarsi dei demoni, ma stupidi nel modo in cui l’hanno fatto perchè si sono liberati non solo dei demoni, ma anche di loro stessi? Oppure sono stati in qualche modo dirottati dai loro invasori? Infatti, esistono parassiti che si impadroniscono della ragione delle loro prede, che sono poi costrette ad uccidersi.

Lo scrittore di questa inquietante storia è Gesù. La parte peggiore del racconto è quella prima dei maiali: Intanto giunsero all’altra riva del mare. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato, perché aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse verso di lui, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Questo povero uomo viveva tra i morti, urlando, lamentandosi e spaventando chiunque passasse di lì. Ad un certo punto la sua forza era talmente amplificata dal male che non poteva più essere trattenuto. Almeno fino all’arrivo del bene.

Questa è una lettera che mi è stata inviata e che mi ha permesso di ricordare questa storia: “Caro Padre Rick, vorrei raccontarti di James, un bambino afflitto da seri disturbi mentali. All’Ospedale generale dove era stato abbandonato si è cavato entrambi gli occhi e vuole strappare tutto ciò che è rimasto. La ferita che si è provocato è sanguinosa e probabilmente infetta a causa delle mosche e di altri insetti che si sono raggruppati all’interno delle cavità sanguinanti. Sembra abbia disturbi neurologici, probabili crisi epilettiche e sembra soffrire molto. La domanda che volevo porti è: pensi che all’Ospedale St. Damien potrebbe ricevere cure ed essere visitato da un neurologo? Oltre agli occhi, ha cominciato anche a mangiarsi le labbra e a strapparsi i denti. Ovviamente ha una profonda mancanza di amore e tenerezza, ma questo non spiega il suo desiderio di autolesione.

Quando James è stato trasferito nel nostro ospedale ci siamo accorti che non aveva gli occhi a causa di una mancanza di vitamina A; si gratta gli occhi perché sono secchi e infettati. Si morde le labbra solo quando è nel mezzo di una crisi epilettica. Quando guardi nelle sue cavità ottiche vuote, quando si sta contorcendo e urlando mentre il sangue sgorga dalla sua bocca, assomiglia a una persona costretta a vivere rinchiusa nella tomba del proprio autismo, tormentata da forze che lo sovrastano (anche se queste forze sono percorsi neurologici distorti). Una persona che si trovava nelle vicinanze durante una sua crisi ha suggerito, in modo molto pragmatico, che questo non era un bambino per cui valeva la pena di lottare. Io non condivido questa opinione. Credo forse che James sia posseduto? La vera domanda da porsi è: c’è un lato positivo a quello che gli sta accadendo? Sicuramente no. E questa è, in ogni caso, una risposta incompleta. Di sicuro James è affetto da una qualche sindrome, circa la quale abbiamo fatto molte ricerche e abbiamo qualche idea. Di sicuro necessita medicinali per le sue crisi. Ha bisogno di amore e di compagnia. Ha bisogno di lavarsi ogni giorno le cavità oculari, di mettersi delle creme in modo da limitare il prurito, di tagliarsi le unghie in modo da tenerle sempre corte e che le sue braccia siano trattenute in ogni momento. Ma come tutto ciò è evidente, lo è anche il fatto che il male è un parassita.

Il male agisce in modo da peggiorare le cose brutte e da annullare il legame di solidarietà umana nato dalla compassione. Durante la messa serale abbiamo pregato per James con antichissime preghiere per costringere il male a lasciarlo in pace. Ora James è tranquillo, è passato dal sembrare e dal comportarsi come uno zombie al comportarsi come un amabile bimbo. La vita umana è rimasta uguale da centinaia di anni fa fino ad oggi. Ma fortunatamente è rimasto uguale anche il nostro Signore Provvidenziale.”

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