Un estratto dall’omelia di Padre Pedro Arteaga, volontario ad Haiti nei primi giorni dell’emergenza e membro del consiglio della Fondazione
…Abbiamo preso il primo volo disponibile e siamo arrivati il giorno dopo a Santo Domingo nella Repubblica Dominicana. Ci siamo fermati la notte per aspettare un team di medici italiani che dovevano arrivare in serata. Il mattino dopo alle 4 siamo partiti su un bus navetta stracolmo verso Port au Prince, con destinazione l’Ospedale dei bambini St. Damien. Lungo la strada abbiamo svuotato i nostri portafogli e una grande farmacia per procurarci tutti i medicinali che potevano essere necessari. Dopo 7 ore di viaggio siamo finalmente arrivati a destinazione. Mentre scendevamo dalle montagne non abbiamo visto molto del disastro che aveva spianato il centro storico, Petionville, Cite Soleil, Wharf Jeremy, Del Mar e altre parti della capitale.
Ma una volta dentro l’ospedale abbiamo visto gli effetti del terremoto nelle terribili sofferenze e dolore della gente.
Il nostro ospedale normalmente ospita circa 140 bambini. Ma quando siamo arrivati dovevano essercene quasi un migliaio. La maggior parte erano feriti gravemente eppure aspettavano pazientemente il proprio turno. Cinque minuti dopo i nostri dottori erano già al lavoro. Hanno passato lì fino a 20 ore al giorno per tutti i giorni seguenti.
….In tutte queste tenebre vi sono stati comunque molti segni di luce e di speranza. Un team di giornalisti inglesi ha intervistato Marie Doval, una ragazzina undicenna che aveva perso la gamba destra. Le hanno chiesto se era triste di aver perso la gamba, ma lei ha sorriso e ha detto NO, era riconoscente di essere viva. Sono rimasti profondamente commossi dalla sua risposta e le hanno domandato cosa si aspettava dalla vita e lei ha risposto che voleva diventare dottore per poter aiutare gli altri.
Due giorni dopo il nostro arrivo sono nati due bambini. Gemelli…la vita continua!
Mentre lasciavo l’ospedale per tornare negli Stati Uniti una signora mi ha fermato all’ingresso. Mi ha detto che voleva ringraziarmi perchè avevo pregato per lei il giorno in cui era stata ricoverata. Le sue condizioni erano critiche, ma ora stava bene e stava per essere dimessa dall’ospedale. Poteva andare a casa, ovunque essa fosse.
C’è un salmo che tutti conosciamo e che dice:
“Il Signore ascolta il grido del povero”, ed io posso dire che alla fine abbiamo tutti sentito questo grido.
Che il nostro buon Dio ci benedica con tutta la sua pace e la sua forza.


